Sarà forse in una notte come questa.

Quell’anno, fui invitata al Vernissage di una Rassegna d’Arte pittorica, che si teneva presso il Castello De Falconibus di Pulsano, l’Associazione che mi aveva invitata come ospite, lo faceva ormai da diversi anni. Ero ospite stimata e gradita. Ogni volta che dovevo declamare si creava una certa atmosfera di attesa, non si sentiva volare una mosca. La relatrice delle opere esposte era una Nobildonna molto richiesta perchè i titoli che la precedevano erano tali e tanti che occupavano mezza locandina, la nobildonna era accompagnata dall’illustre marito grand’Ufficiale della Marina Militare in pensione.

Era Estate. Era Agosto, faceva caldo.

Io in estate me ne vado un po’ in depressione, perchè le attività che solitamente svolgo presso diverse Associazioni, fanno pausa.

Le amiche, le quali quando hanno bisogno, suonano a casa mia in qualunque ora del giorno, hanno tutte le ville al mare, vanno in vacanza, si DIMENTICANO DI ME, fino alla ripresa delle attività che ci accomunano. Allora, ad una ad una si rifanno vive con richieste di favori e… se ricordo il numero di telefono della Tizia e della Caia, e… cosa stai preparando, ci vediamo domani per concordare…ETC ETC.

La sera del vernissage con questo senso di solitudine, questo senso di tradimento, questa indifferenza colpevole delle cosiddette Amiche, io declamai questa poesia.

Sarà forse in una notte come questa

Quando morirò,
non serrate le persiane
della mia stanza;
la luna vi passerà ogni notte
a lanciarmi coriandoli di musica
per farmene bracciali per i polsi
che tintinnino nel luogo del Silenzio.

Quando morirò, non estirpate i miei roseti,
nasceranno ancora boccioli di rose
come bocche d’infantile stupore,
come il profumo del corsetto di mia madre.

Quando morirò, serratemi bene le palpebre
ebbre di luce;
premete forte i vostri polpastrelli,
sulle cupole invidiate dalle Pleiadi,
sugli sguardi rapiti dall’aurora,
sui catini colmi d’acqua lustrale.

Non vorrei riaprirli su di voi
che siete morti, ormai da troppo tempo.

quando morirò, custodite le mie carte;
sono larve di creature iridescenti
che a suo tempo si leveranno in volo:
sono rivoli sospesi sui deserti che abitate.

Quando morirò,
sarà forse in un giorno d’agosto, come questo,
non toccate il mio corpo inamidato,
saranno rigide le braccia
che molte volte vi tesi
quando eravamo insieme tra i viventi.

Affondate le vostre vanghe
nel mio cuore;
vi troverete l’agata e il rubino,
lo smeraldo della speranza e l’ametista,
favi di miele e sangue di gabbiano.
sorrisi accesi e fervori d’artista.

Quando morirò, non vestitevi di nero,
non importa;
sono partita per un paese felice
dove il sole s’è impigliato tra le nasse
dove la luna allatta stelle bambine,
dove il maestrale arpeggia endecasillabi,
in una valle dove scorre latte e miele,
in una terra d’eterna primavera.

Quando morirò,
sarà forse una notte d’agosto come questa,
quando le comete brillano di nuova iridescenza:
quando gli sguardi dei poeti dipanano la luna
fino a farne sudari per i sogni.

Non ti affrettare, amico, alla mia casa:
un altro volto, non il mio, dischiuderà la porta:
io sono via, già alta sulle nubi,
io sono via, perciò non mi cercare,
io sono via, ho spento il cellulare.

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Appena i presenti, artisti, ospiti, organizzatori, cominciarono a sentire le prime strofe

della poesia, gli uomini cominciarono a “Toccare ferro” toccandosi le parti basse, le signore stringevano il muso, percepivo un disappunto che mi si riversava sulla mia pelle sudata, sulle pareti della mia anima, sulle onorate vestigia di quel vetusto Castello, su quei volti che ormai percepivo come grottesche Maschere dalle quali avrei voluto solo fuggire.

Da quella volta, caddi in una vera Depressione, che mi tenne nella sua rete per tre lunghi mesi.

Mi ritirai da tutte le attività.

Non fui più invitata in qualità di Ospite d’Onore per diverso tempo.

E io, lì a compiangermi per l‘arroganza della Ignoranza di quel gruzzolo di Pseudo Artisti

che non seppero cogliere il senso di quella mia poesia denuncia. Pura poesia, i cui versi in quella occasione

si mutarono in Perle per i porci.

2 thoughts on “Sarà forse in una notte come questa.

  1. Carissima compagna d’arte, occorre conviverci ma giammai mutare i nostri pensieri, nonostante, nella storia di sempre, poeti e artisti in genere, certamente non allineati ai luoghi comuni o a false moralità, quando non toccati da gelosie o invidie, siano stati acremente criticati e perseguitati poiché le libere connotazioni espressive suscitano sovente conati di rigetto nei tronfi individui.

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