A mare col travìno

AL MARE COL TRAVINO

Come si andava al mare negli anni ‘50/’60.? Ma col travino, naturalmente! Col traino si andava a meraviglia. Si potevano caricare a bordo più passeggeri, specie se componenti di famiglie numerose. Si appendeva la “cataredda” sotto il traino, stipata di pasta, salsa, pelati, pezzi di formaggio, melloni da mettere in fresco nelle freschissime acque dello Jonio!

Si partiva da casa già col costume da bagno sotto un pudico “prendisole”, abitino leggero e smanicato che poi si sarebbe dovuto indossare subito dopo il bagno, vuoi per non esibire troppo le nudità, vuoi per non prendere delle brutte scottature, data l’assenza assoluta di ombrelloni sotto cui ripararsi nelle ore di sole cocente. Non esistevano le creme abbronzanti o i “doposole”… il doposole o il rimedio universale per tutti gli inconvenienti era nientedimeno che il ” Borotalco”

Ad una certa ora del giorno il padre familias faceva fare un veloce bagno anche al cavallo, il quale trovava refrigerio alla calura insopportabile di quei giorni dominati da un sole leonino. E nessuno osava reclamare! L’attenzione alla salute del cavallo era una cosa che mi affascinava, mi commuoveva. Se c’erano degli alberi, l’ombra era riservata ai bambini e al cavallo.

Gli veniva lasciata la “Capezza” (Cavezza) con la “Visazza” (Bisaccia) fornita di biada… e lui, il cavallo, passava tutto quel tempo con la testa ficcata lì dentro… a ruminare, a non pensare ad altro. A non distrarsi alle gride festose di bambini.

Al mare si andava anche col trattore, a bordo di veicoli e motocicli a tre ruote dai simpatici nomi tipo “Ape” o a due ruote come la Vespa o la bicicletta. Erano in pochi coloro che possedevano una Cinquecento.

Le località marine erano chiamate con strani nomi. Io ne ricordo alcune che prendevano denominazione dalle terre circostanti: Cimino, li Vattinieri, Saimbò, Patruvale, lu Cumentu.

Poi finalmente Taranto e la sua provincia operosa cominciarono a scoprire la loro vocazione turistica. Iniziarono a sorgere stabilimenti balneari… Si invitò persino la famosa attrice Silvana Pampanini a tenere a battesimo uno stabilimento che prese il nome di LIDO SILVANA… Poi Montedarena, Le Canne, Saturo, Baia d’Argento…

Io…col prendisole
Nunzia Spagnulo, anni 60
Lido Silvana anni 70
Famiglia del prof. Radicchio

One thought on “A mare col travìno

  1. Una giornata a mare in famiglia

    Quando la famiglia si accordava sulla giornata da trascorrere al mare, le zie di mobilitavano per preparare il cibo da consumare.
    Non si trattava certo di panini e di frutta e, come oggi di norma, non si pensava certo di andare in un comodo posto di ristoro, se ce ne fossero stati.
    Da giorni si distribuivano l’impegno di cucinare pasta al forno, cotolette, polpette e patatine fritte, di procurare anguria e frutta varia, acqua e vino.
    Ma non bastava, poiché c’era da raccogliere la giusta misura di piatti, posate, bicchieri, la tovaglia da stendere sulla sabbia sotto gli alberi e i tovaglioli; la plastica e i rotoli di carta da cucina erano ancora da venire… però una fortuna, poiché i danni da inquinamento da essi provocati ebbero l’avvio, la prima negli anni Sessanta e la seconda negli anni Settanta, quando ben si diffusero nel nostro paese.
    Nel giorno stabilito ci si svegliava all’alba a osservare il cielo nel timore di un improvviso maltempo, dato che anche le previsioni meteo erano da venire.
    Infine, tutti, zie, zii, cugini e qualche coppia amica che si accodava, con i rispettivi bagagli scarpinavamo sino alla non vicina stazione ferroviaria di Grottaglie diretti a Nasisi, dove ci attendeva la seconda marcia dalla fermata del treno al litorale, all’ombra di eucalipti e pini marittimi, col panorama del cantiere navale.
    Noi ragazzi avevamo poco tempo per sguazzare poiché già incombeva l’ora del pranzo e, dopo di esso ci imponevano a indugiare almeno tre ore prima di rientrare in acqua, a scanso di mala digestione.
    Finalmente tornavamo strillando tra le onde ma ci richiamavano presto (lo era almeno per noi), per riasciugarci, rivestirci e riprendere la strada del ritorno… e di fretta per non perdere il treno.
    Eppure, nonostante tale convulso andirivieni, ci abbronzavamo e l’esserci andati e poi raccontare dei nostri “tuffi” e “immersioni” la sera ai compagni, ostentando la nostra pelle brunita, era di una emozione infinita.

    Ferruccio Gemmellaro

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