Archivio | luglio 9, 2021

la seggiola rossa

La seggiola rossa

L’altra notte, non potendo dormire,

mi sono alzata e mi sono seduta sulla seggiola rossa impagliata,

eredità di mia madre e delle cose preziose del mio passato.

La sedia è sempre lì,

sulla veranda all’aperto,

perché spesso mi  alzo quasi all’alba

per catturare il rosa dei mattini col mio obiettivo fotografico.

Dentro la stanza l’aria era insopportabile,

dovevo fare qualcosa per mettermi in salvo.

 Potevo morire in quella temperatura da alto forno.

Mi  sedetti priva di vita…

Mi sedetti  come solo una statua può sedersi.

Ma fu stupore per le mie membra.

Percepivo una sensazione inimmaginabile,

la percepivo e volevo scriverla…

la parlavo, la raccontavo a me stessa per imprimere

quella esperienza nelle pieghe della mia anima

come se la vergassi su un accartocciato foglio di papiro…

Fu come se  le mille braccia della notte mi cullassero.

Fu come se mille aliti di  vite invisibili mi soffiassero frescura,

fu come  invisibili ali di farfalle e di volatili altri

mi facessero da ventaglio.

Sentivo le mille creature della notte

 e che popolano quello stadio di tempo che precede l’aurora,

fare capannello intorno a me, e mi facessero la respirazione artificiale.

Fu come se mille amanti mi baciassero con aliti di zefiro e di favonio.

Fu come se mi restituissero alla mia vita ordinaria,

con una nuova fiaccola tra le mani,

per vivere ancora, ancora, domani…