Non ce n’è Coviddi

NON CE N’È COVIDDI

Amici, vi posto l’emozionante post del mio Amico Dottor Giuseppe De Marco che risiede da diversi anni nella City di New York in occasione dell’improvvisa morte del suo adorato babbo, Signor Ciro, grande amico della mia famiglia da sempre.

E’ una lettera appassionante, leggetela nonostante la sua lunghezza. E’ una Lezione di Vita per tutti coloro i quali si ostinano a negare la presenza di questo insidioso male del secolo, che pare, voglia decimare l’umanità di tutti i continenti conosciuti.

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Vivendo negli Stati Uniti, generalmente, considero Facebook un modo per restare in contatto con il mio paese e con la mia terra natale. Lo considero un momento di leggerezza. Un modo per non perdere confidenza con la lingua italiana e, in questi tempi così tristi e travagliati, quando il tempo me lo permette, magari per fare un po’ di informazione su tematiche di medicina a mio parere poco chiare oppure non approfondite come meriterebbero. Questa volta farò una eccezione e userò questo spazio per motivi più personali. In primo luogo, per quanto queste disgraziate circostanze me lo consentono, per rendere pubblico omaggio a mio padre. Una persona semplice, che con grandi sacrifici non ha mai fatto mancare nulla alla sua famiglia ed ha dato ai suoi figli quella cultura a lui negata per mancanza di possibilità. Una persona alla quale sarò eternamente grato e che, con tutti i suoi umani difetti, ricorderò come il miglior padre che avessi potuto desiderare. Un padre al quale non ho potuto dare l’ultimo ed estremo saluto di persona. Mio padre ha difatti concluso il suo percorso terreno qualche giorno fa. Covid. Nonostante le attenzioni e le precauzioni, si è contagiato e le sue condizioni di salute sono rapidamente deteriorate al punto da rendere inevitabile ed inderogabile il ricovero in ospedale. Mi auguro con tutto il cuore che nella mente di mia sorella si sbiadisca nel tempo il ricordo di mio padre che in barella veniva trasportato fuori dalla sua casa, mentre con le mani cercava di aggrapparsi disperatamente allo scorrimano delle scale. Ed allo stesso modo mi auguro, per quanto probabilmente la mia sia solo una pietosa speranza, che si stemperi parimenti nel tempo il ricordo di questi giorni. Non solo perche’ la morte di un genitore è uno dei più grandi dolori umanamente immaginabili, ma anche e soprattutto per il modo in cui mio padre ha trascorso le sue ultime ore. Trasportato in un primo ospedale ed accertata la sua positività al Covid, è stato successivamente trasferito in un altro ospedale per il ricovero. Senza essere accompagnato dai suoi effetti personali, le sue medicine ed il cellulare, che poi sono state riconsegnate alla mia famiglia. Ad eccezione del suo orologio da polso e della sua collanina d’oro con un piccolo crocifisso, alla quale era particolarmente affezionato e che indossava da sempre. E che mi piace pensare sia ancora al suo collo. Nel secondo ospedale, I reparti di Pneumologia, Malattie Infettive e di Terapia Intensiva erano saturi. Per cui devo necessariamente supporre che mio padre sia stato sistemato in uno stanzone o in un capannone adattato alla meglio per le circostanze, assieme ad altri poveri cristi nella sua stessa situazione. Con presumibili gravi difficoltà ad essere adeguatamente seguito dai miei colleghi, chiaramente gia’ notevolmente sotto pressione per l’elevato numero di ricoverati. Perché se in riferimento alla disponibilità di posti letto nei vari reparti l’aspetto logistico è chiaramente importante, non andrebbe parimenti trascurato di considerare anche che la gestione di uno specifico reparto richiede presenza di personale specialistico ed infermieristico che se già impegnato ai limiti delle proprie possibiltà, chiaramente non può seguire adeguatamente tutti i pazienti. Per cui possono realizzarsi situazioni estreme, nelle quali, ad esempio, uno o pochi dottori del 118 si trovano a dover controllare, per quanto umanamente possibile, cinquanta pazienti con problemi polmonari che richiederebbero invece ricovero in pneumologia e terapia intensiva .Dal momento del trasferimento di mio padre al secondo ospedale, la mia famiglia non ha ricevuto più notizie, con silenzio interrotto, il 3 novembre alle ore 10.21 di mattina, da una telefonata al cellulare di mia sorella, il cui numero era stato fornito assieme a quello del telefono fisso di casa dei miei genitori, quale numero di contatto al personale del 118.Una telefonata nella quale, nel mettere al corrente della dipartita di mio padre, veniva offerto a prezzo d’occasione il servizio funebre. 1200 euro poi ridotti a 900. Un vero affare. Una telefonata ricevuta quindi circa un’ora e mezza prima delle 12.00, orario in cui e’ stato effettuato l’accertamento della realta’ della morte di mio padre. Con decesso avvenuto, in base alle notizie assunte da scheda ISTAT del P.P.I. alle ore 18.30 del giorno prima, 2 novembre. In relazione agli eventi sopra descritti, verrà presentata una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Taranto, perché è mia ferma intenzione fare tutto il possibile affinché nessun’altra famiglia debba trovarsi in una situazione analoga. Perché indecenti e vergognosi episodi di sciacallaggio quale quello appena descritto devono cessare, devono essere denunciati e perseguiti. Non e’ concepibile che simili nefandezze si aggiungano allo strazio del pensare che un proprio caro sia morto forzatamente privato dalla vicinanza e dal conforto dei suoi affetti piu’ cari, circondato da persone estranee, in tuta, con maschere e visiere protettive, con gli occhi sbarrati dalla paura mentre il respiro diventa sempre più debole e difficoltoso ed i pensieri si confondono e si accavallano per la carenza di ossigeno. Non deve piu’ succedere. A nessuno. Ed infine, perché, da medico, voglio ricordare ai colleghi che, a prescindere dalle oggettive gravissime difficoltà che si stanno vivendo in questo drammatico momento, non va mai dimenticata la compassione. La morte, ad ogni età’, va rispettata. Per il paziente, per i suoi familiari, i parenti, gli amici e per tutte le persone che lo conoscevano, lo stimavano e gli volevano bene. Che ringrazio per le manifestazioni di affetto che stanno mostrando in questi difficilissimi giorni a me ed alla mia famiglia. Vi ringraziamo di cuore. Mio padre e’ sempre stato molto religioso. Negli ultimi anni mi e’ capitato addirittura di rimproverargli spesso il suo eccessivo zelo, che lo spingeva a cercare di partecipare personalmente ogni giorno alla santa messa, anche quando non si sentiva tanto bene. Essendo io stesso credente, posso solo sperare che il Padre Celeste lo abbia accolto a se e che gli abbia donato quella pace che di certo non ha avuto nelle sue ultime, travagliatissime ore terrene. Ciao babbo mio. E perdonami se non ero là a tenerti la mano nei tuoi ultimi momenti…

Dottor Giuseppe De Marco

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