Archivio | maggio 8, 2020

Mamma, parola d’amore

io e i figli miei

                              

 
Mamma, il tempo chiede asilo
 
allo stupore delle tue pupille
 
e l’alfabeto attinge
 
alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.
 
 
 
 
Mamma, tu detieni le chiavi
 
del sole inesauribile,
 
anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso
 
e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.
 
 
 
 
Mamma, mi donasti un’ infanzia
 
di pane fragrante, di acqua di fonte,
 
di uve passite al sole del sud.
 
Serbo ancora, intatta, l’innocenza
 
che in giorni lontani plasmasti con le tue mani
 
avvezze a scalare montagne di fatica.
 
 
 
 
Mani abili a cucire cieli
 
per i nostri aquiloni di fanciulle,
 
per i nostri saltelli alla campana,
 
nei meriggi assolati, di controra.
 
 
 
 
Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,
 
il profumo di mirto dei tuoi bucati,
 
quel candore di percalle e di vigogna
 
di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.
 
 
 
 
Tu sai di ninne-nanne e di carezze
 
di inverni col braciere e di certezze,
 
di camiciole di tiepida flanella
 
per rendermi l’infanzia ancor più bella.
 
 
 
 
Mamma, sei quell’albero frondoso
 
che agli affanni della vita dà riposo,
 
e nulla chiede, nulla per sé spera,
 
solo un sorriso, solo una preghiera.
 
 
 
 
Mamma, parola d’amore,
 
sia se detta dal labbro di un bimbo,
 
sia se detta da un vecchio che muore.
 
 
 
 
Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma
 
ogni volta che un figlio chiama, MAMMA.