Archivio | aprile 30, 2020

Paure

mascherina

Mancano pochi minuti al termine di questo lungo mese di aprile, che ha fatto seguito al lunghissimo mese di marzo, quando ci colse di sorpresa qualcosa di indicibile.

Mancano pochi minuti e domani saremo a Maggio.

E’ tempo forse di fare un bilancio di questo tempo “sospeso”. vissuto senza troppa libertà, vissuto sotto ricatto di questo maledetto virus che ha attaccato tutto il mondo. Questo è il FATTO. Qui non si tratta di un morbo che ha colpito solo Nazioni come l’Italia, La Francia o La Germania. Qui si tratta di un morbo che ha attaccato tutto il globo terrestre. In America ho Amici, In Olanda ho Amici. In Francia ho Amici, In Germania ho parenti, creature che amo come figli.

Ho paura! la notte mi sveglio dopo poche ore di sonno e resto ad occhi aperti a pensare  e a chiedermi “Cosa accadrà Domani” e qui ci metto una interminabile serie di punti interrogativi, che si fermano sul soffitto della mia stanza e diventano uncini che mi feriscono la carne e l’anima.

I miei occhi stanno vedendo cose che la mia coscienza non può assolutamente accettare.

Ho paura di accendere la TV. Di vedere corpi nudi sotto un camice di tessuto non tessuto che coprono a malapena la dignità delle persone. I malati sono curati, i medici si ammalano. I vecchi muoiono. Gli infermieri sono stremati come se si trovassero in una trincea di guerra. Sono sottoposti ad altro tipo di bombardamenti. Lottano per salvare vite mettendo a repentaglio le loro vite stesse. I politici lottano per se stessi, come cani che si contengono un osso in mezzo al deserto, dove si lotta per la sopravvivenza. I politici sono una genia di gente che odio. Difendono la loro poltrona come sciacalli che  difendono l’ultimo brandello di carne, utile alla loro sopravvivenza. Lottano sulla pelle di chi muore. Io penso a quando toccherà a me morire fra gli spasimi.

Quando toccherà, se toccherà, ad un mio congiunto.

Voglio essere preparata. Voglio morire con la grazia di Dio.

Perdono quanti mi hanno ferita e umiliata. Perdono chi mi ha detto “Aspetta, non tocca a te” Perdono chi mi ha detto tante volte “Ma tu non capisci” Perdono chi mi ha detto tante volte “Tu devi stare zitta“. Perdono chi mi ha costretta a dire sempre “SI” quando volevo fortemente gridare “NO“. Perdono me stessa per non aver osato per paura del giudizio del vicino di casa… del mio detrattore, dell’invidia delle mie amiche invidiose.

Se morrò di Covid  vorrei indossare quelle scarpe rosse comprate con tanto piacere e mai indossate, le guardo e mi dico “Domani, domani proverò ad uscire  con queste“. E le ripongo nuovamente, senza osare metterle. Ho paura di lasciare in disordine il mio comodino, pieno di calze spaiate, di fazzoletti di mussola leggera, che non si usano più, ma che io uso ancora e che amo tanto. Ho paura di morire e lasciare in disordine l’armadio pieno zeppo di abiti mai messi e già passati ampiamente di moda. Ho paura che io possa andarmene senza salutare, come fanno le persone per bene. Ho paura di morire ed essere vestita, lavata  e composta nella bara da mani estranee, dagli addetti della Casa Funeraria. Persone, estranee che non avrebbero la Pietas di mani amiche, di parenti cari, di una sorella, di un figlio magari.

Domani è già oggi. Oggi è Maggio. Sono già trascorsi una ventina di minuti. Ora forse, tornando a letto dormirò fino a domani, senza interruzione. Senza paure, senza sogni!

Aspettando un nuovo giorno, dove forse riprenderemo a vivere con più libertà dopo questi mesi di reclusione forzata.