Archivio | settembre 20, 2019

Controra

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CONTRORA

 

“Controra”, magica parola che sprigiona memorie

e fa rivivere i meriggi assolati della mia adolescenza,

memorie roventi che gli affanni quotidiani non disperdono.

Controra: “Si dorme, bambine!”

E l’enunciato materno a me suonava come una preghiera,

noi, con il respiro sospeso nella stanza,

fissavamo le imposte  rese incandescenti dal calore.

Controra, magica parola che ritorna, oggi come ieri, a parlarmi di tempi felici,

carichi di teneri ricordi che paiono carezze al mio cuore,oggi  forse un po’ indurito.

Controra, magica parola.

Le fave da sbucciare e l’umile sonoro lavoro materno.

Le fave… potente ricordo che mi giunge,

frammisto a un sapore irripetibile.

Il desco serale arredato con i piatti di ceramica

della vicina Grottaglie, col galletto centrale

decorato a mano:

“Chi lo scopre per prima sarà più fortunata”

diceva mia madre per incitarci a mangiare,

quando tutti intingevano il pane nel piatto grande,

quel pane che sapeva di grano e di fortuna.

Controra, magica parola, e solari silenzi di allora,

frantumati dai carri che tornavano dai campi,

col contadino quasi sempre appisolato.

Il cavallo conosceva la strada… l’automobile no!

Controra, magica parola, e affioranti ricordi

di calzine corte e giovani rossori sulle guance innocenti:

“ le treccine oggi non le voglio fare” e già la donna faceva capolino.

 Controra. “Si dorme bambine!” e noi a programmarci il futuro

scrivendo appunti su foglie di pannocchie,

custodite dentro il materasso.

“E’ pomeriggio bambini, vorrei che riposaste!”

Mi scopro a dire le cose di mia madre.

 

NOTA DEL MAESTRO COSIMO QUARANTA

L’estate, di controra non si usciva da casa, i bambini erano costretti al silenzio per non disturbare il riposo degli adulti. La controra, arco di tempo quasi mistico delle nostre estati, cominciava intorno alle 13 e durava fino alle 16 circa; si chiamava così perché si proibiva severamente ai fanciulli di giocare per strada e per ottenere cieca obbedienza a tale precetto, i genitori e gli anziani facevano credere ai ragazzini che durante la controra” girassero in paese uomini-vampiri, detti “li crassulari”i quali oltre a succhiare loro il sangue, toglievano con i coltelli affilati il grasso dalle parti molli dei fanciulli che avessero incontrato. La controra coincideva anche con Vintiunora: un momento della giornata liturgica, allorquando la campana piccola della chiesa, poco prima del vespro, chiamava i fedeli alla preghiera delle lodi pomeridiane.

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