Archivio | aprile 8, 2019

Gemme, recensione Altamura

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GEMME

Anna Marinelli, poetessa di lungo corso ormai, saluta la Primavera con questa plaquette dal titolo “Gemme”. Le liriche infatti che compongono la silloge sono autentiche gemme che celebrano l’arrivo della primavera con una festevolezza che è ormai raro incontrare .

La  natura che si risveglia e ci regala momenti di assoluta felicità è al centro della meditazione di Anna, che si lascia andare al flusso dei suoi pensieri e delle sue emozioni, rendendoci partecipi di una visione davvero incantata del mondo. Tra lei e la natura si stabilisce un intimo rapporto, che è di solidale fraternità e di piena comunanza. I colori della natura, i fiori, le piante ci restituiscono un senso di solarità e di armonia che suscitano fiducia e speranza.  Per non dire della terra, della ‘nostra’ terra, che “ha radici di ulivi nel petto”, dove “crescono come liane sotterranee, / trasportano linfa / lì dove si assetano le zolle” e dove “silenziosi e nudi sorridono i tronchi / che sanno ospitare il ramarro operoso”,  i cui interstizi sono stanze di hotel “per volatili venuti da lontano”.

Altrove la poetessa si interroga sul miracolo della natura: “donde li colse il vento / questi batuffoli di Luce / questi scampoli di seta rosa / appena venati di stupore?” e il mandorlo d’aprile  con il suo tripudio di gemme “è incanto per gli occhi” e domina “sulla brulla terra / col suo impalpabile biancore”.

Insomma, questo di Anna Marinelli è davvero un inno a quella che lei chiama “Signora Primavera” , “scorta nel vaso delle mammole / adornata da un’abbagliante fanciullezza” e rappresentata mentre rincorre il sole marzolino per adornarsi il seno malandrino …

E’ una poesia per nulla convenzionale e retorica, ma che si carica della sensibilità della poetessa, capace di dar voce ai suoi sentimenti più autentici, in una lingua morbida e duttile, che si adegua all’avvento sempre antico e sempre nuovo della Primavera. Perché, come ebbe a dire il grande Pablo Neruda,  “potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”.

Alberto Altamura

 

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