Archivio | maggio 2018

Per la Festa della mamma

Per la festa della mamma che cade ogni seconda domenica di Maggio, il mio amico Prof. Lino Carone mi ha invitata ancora una volta a declamare le poesie che ho scritto su questo dolcissimo argomento. Come sempre mi ha dettato per telefono l’elenco di tutte le mie poesie sulla mamma e pare che egli le conosca meglio di me.

Dimentica però che ci sono anche due Racconti che parlano del mio rapporto con mia mamma: uno si intitola IL DEBITO DELLA VITA e l’altro LA BAMBOLA DI PANE.

Vi invito pertanto a sintonizzarvi Sabato 12 maggio dalle 10,30, alle 12, su l’emittente Radio Puglia Stereo che trasmette sui 101,700 . Vi ricordo che la trasmissione si potrà ascoltare on air all’indirizzo : www.direttaradiopuglia.it si potrà telefonare ai seguenti numeri : 099 592 11 27 / 099 590 02 41. Vi aspettiamo numerosi!mal12y3

 

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Ti guardo, ti sorveglio

Elderly woman sadly looking out the window, a black-and-white photo.

 

 

Ti guardo, ti sorveglio

ti giro intorno

fingendo d’avere mille cose da fare

lì nel tuo spazio.

Le mani sul grembo, rugose, sfiorite,

lo sguardo senza più alcun bagliore

sembra che in quella “cosa” non ci sia più un cuore.

 

Il cuore che un tempo ha gioito, battuto

adesso è lontano, adesso è perduto.

La tua sofferenza non si può misurare,

la morte del figlio è un terribile male.

 

Un male che consuma il sangue nelle vene

la morte del figlio è un male crudele.

 

Ti guardo, ti sorveglio, ti giro intorno,

ho scoperto che da tempo

guardi con desiderio

la finestra del settimo piano…

 

mamma, tu non lo sai, ma io sono viva,

e … ti amo !

Semplicità

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Il pomeriggio del Primo Maggio sono uscita un po’. Mio figlio mi ha portata per i verdi campi di Puglia, per Chiese rupestri, per campi di grano, per immergermi in mari di papaveri.

Col Cellulare ho fatto un piccolo video ed ho filmato un gruppo di convolvoli rosa che danzavano nella brezza di un vento leggero.

Ma lo sguardo è stato subito rapito da un’erba che si dondolava nel vento come piccoli turiboli verdi, pendenti, leggerissimi, come una frangia vegetale che adornava lo scialle setoso e variegato di Ma/donna Primavera.

E così mi sono ricordata della mia adolescenza felice, quando ci capitava una rara occasione di fare delle scampagnate a pochi km. da casa, dove ci si recava a frotte, a piedi, tenendo nelle tasche qualche tarallo avanzato dal pranzo di festa. Conoscevamo un’erba magica che chiamavamo “zzecchiti a mme”, (aggrappati a me) si trattava di un’erba ruvida, una specie di avena selvatica, avendo delle spighette a chicchi singoli i quali venivano strappati a pugno chiuso e lanciati addosso alle compagne, oppure a sé stesse, e queste si impigliavano agli abiti come se fossero aghi o come se fossero Ami…

E noi curiose a contare quanti di questi piccolo proiettili si erano conficcati sulle nostre gonne leggere… E sì, perché, si credeva, nella nostra ingenua semplicità, che la ragazza più corteggiata e che avesse più pretendenti, dovesse essere colei sulla quale si fossero aggrappate più spighette…

Beata Semplicità! Una Virtù oramai estinta!