Archivio | marzo 2018

Uomo, dove sei?

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10^ EDIZIONE: 8 MARZO, NON SOLO UNA MIMOSA
In occasione della celebrazione della Decima Edizione dell’ evento culturale: 8 Marzo, non solo una mimosa, organizzato dall’Associazione Culturale AFFINITA’ ELETTIVE, la responsabile del Gruppo, Rina Bello, ha voluto assegnare una tematica come sempre impegnativa e di ampio respiro che riesca a coinvolgere i poeti su problematiche che negli ultimi decenni si slargano a dismisura senza incontrare argini di contenimento, dal titolo “Uomo, Dove sei?”

Una tematica che viene posta in forma interrogativa in quanto esigerebbe risposte risolutive, impiantando nell’animo di chi legge e di quanti leggeranno questi elaborati poetici, consapevolezze che spesso sfuggono ai frettolosi e ai distratti abituati a vivere giorni consumati in fretta, senza produrre nulla di buono e di utile alla nostra società.

Uomo dove sei? Vien fatto di pensare che anche noi poeti “Cerchiamo l’uomo”, come Diogene, cercava qualcuno che avesse le qualità che ci si aspetterebbe di trovare nell’uomo naturale, rispettoso della Vita, della Natura, della Società; rispettoso degli animali e dei suoi simili.

L’uomo di oggi, l’uomo dell’era digitale, ha persino smarrito la sua propria identità; si “inventa” nuove identità, si iscrive ai social con falsi profili, falsi connotati, specie quando vuole dare sfogo alle sue perversioni, avvalendosi di un improbabile anonimato, che presto però viene rivelato.

La vera natura dell’uomo è quello più nobile che egli abbia avuto fin dalle origini del mondo, quello cioè di regnare e governare, procreare e custodire, amare e difendere.

Tematica quanto mai impegnativa questa che Rina Bello, con la sua lungimiranza e sensibilità ha proposto per questa decima edizione.

Tematica subito accolta del suo drappello di poeti i quali, ciascuno a suo modo, ha inteso trattarla con gli strumenti ad essi congeniali.

Sorprende la forma dialogata usata dalla poetessa Anna Vozza

tra Gesù, l’apostolo Tommaso e suo padre, dal titolo “Non darti più pena”.

Carmen Adamo affronta l’argomento con un titolo significativo, “Vite spezzate”, dove denuncia con disappunto doloroso ” Urla, violenza, possessività, prepotente incomincia il terrore, ha la meglio la malvagità”. Cerca l’Uomo anche Franca Albano, quando scoraggiata si chiede”Uomo dove sei? Ritorna a prenderti cura dei più deboli, i poveri sono perle del cielo”.  Ada Coppola invece esorta l’Uomo a prendersi cura della propria Donna e a condividere tutto con lei; insieme si potranno risolvere tutti i problemi.

Cristina Sisto lancia il suo j’accuse nel quale risuona l’appello alla ragionevolezza,”O Uomo, a quale infausta eredità i tuoi posteri hai condannato?” mentre il dettato poetico evolve in una chiusa che apre spiragli alla speranza di un mondo migliore.

Le ansie e le paure di un futuro quanto mai nebuloso, vengono espresse dal poeta Giovanni Monopoli nella sua lirica “Orpelli”, mentre l’autrice Tiziana Velle racconta l’ambigua personalità di alcuni uomini nella sua lirica “Campo di papaveri”

La gioia mi prende; coperta di attenzioni. Il cuore sussulta. Il tuo amore mi sorprende. Poi, la paura…

Ancora papaveri vermigli di sangue ne  “L’ultimo respiro” della poetessa Ada Camassa

“Lì giaci, pallida, come neve candida, sull’altura di una vetta, sporca di rosso, ma non sono papaveri caduti dal cielo.”

Altra cifra, altra sfaccettatura poetica, denotano le due liriche in dialetto brindisino del poeta Antonio Tedeschi :“Paci fra vagnuni” e “RRicalu la PACI” … Ci sbagliu,

 li scusi so nicissari, è tuestu ma l’aggia a fari. Messaggio pieno di positività e invito alla ragionevolezza.

L’autrice Irma Albano con la sua bella lirica, intende sottolineare le solitudini e le aridità dello spirito dell’uomo di oggi quando scrive:

In questo girotondo che il tempo                                                                                                                                                                         ha conservato, ma molto cambiato,                                                                                                                                                                              non ci son più magie,                                                                                                                                                                                                                                                                          né gioie e poesie, ma solo aridità”… 

E prosegue Grazia D’Alfonso nella sua disanima dei mali che affliggono il mondo, alla ricerca dell’Umanità perduta: ” C’è gente che patisce ancora la fame, mentre c’è a chi gli avanza il pane.

Gianni De Tommaso impianta la sua accorata poesia facendo appello alla ricerca della purezza d’animo, sostituita dall’uomo di oggi dal nero simbolo del male. Similmente, il poeta Ciro Di Lauro, nella sua ardente preghiera si rivolge a Dio implorandolo di non distogliere il Suo sguardo dal destino dell’Uomo.

Nel suo componimento, ricco di riflessioni e richiami danteschi, il Prof. Elio Francescone esorta l’uomo del XXI secolo a considerare la caducità della vita e di ravvedersi:  ”cosa è la vita se non un soffio, un ritorno di polvere, un nulla?”

In questo arazzo di poesie si intersecano diverse categorie di argomenti, ma tutti sono tenuti insieme da un forte sentimento religioso.

La poesia di Rosanna Cassano dal titolo “Cuore di Giuda” è un testo forte, nel quale la poetessa richiama l’Uomo al ravvedimento e a porgere l’orecchio alla voce della coscienza; mentre Mina Cipriano, col suo testo “Uomo del mio tempo” focalizza il suo dettato poetico sull’aridità dei sentimenti che ha impoverito l’umanità dai valori della Vita.

Povertà di sentimenti e mani vuote da colmare d’amore e “bocche pigolanti che attendono al nido” è il messaggio trasmesso da Maddalena Corigliano.  Mariastella Ruggiero si attiene al tema con la lirica Uomo dove sei? scandagliando le profondità dell’animo umano:

Il male si annida nel tuo cuore,

 seguendo la tua anima,

annullando ogni ragione.

 

Ma il filo conduttore che veicola e funge da filo d’Arianna delle liriche inserite in questa raccolta, non può restare circoscritto alla figura femminile o maschile, ma si slarga fino a comprendere l’essere umano nella sua unicità e diversità. Grazia De Angelis infatti si chiede: “Chi siamo? Siamo ancora alla ricerca di noi.”, ma ecco che la poetessa Andreina Franco ricorre ancora una volta alla fiamma sempre accesa della speranza sognando ancora un mondo migliore”dove il sole che sorga sia l’ amore”.

 

“Con il gelo nel cuore” Elena D’Arcangelo si fa portavoce delle notizie funeste e ancora una volta ci parla del femminicidio, vera piaga sociale di questo millennio.

Passionalità dirompente raccogliamo dalla poesia di Lilly De Siati, la quale però è sempre consapevole che l’Amore è come una rosa, dal profumo inebriante, che può riservare sofferenza.

Mimmo Martinucci, con accorati accenti, immagina di cantare una ninna nanna ad un bambino mai nato, e ripagare con il suo atto d’amore il dramma di quanti non videro mai la luce.

Altra morte, altri tipi di delitti da ascrivere al lato oscuro dell’umanità si ritrovano nei versi di Angela D’Amone, dal titolo “Auschwitz” e la sua anima continua a formulare la stessa domanda: “perché”, una domanda che resterà per sempre senza risposta.  Rosa Maria Vinci con le sue    “Riflessioni sul nostro oggi” si pone , similmente ad altri autori lo stesso doloroso interrogativo”Dov’è il volersi bene e quell”amore che diversi ci fa da tutti gli animali?”

Come stai?” è la domanda che si porge la poetessa Maria Bruno, una piccola password per aprirsi ad un rapporto umano che si va impoverendo di contenuti.

Nella quarta di copertina troviamo una lirica di Maria Franco, alla quale è dedicata tutta la pubblicazione. In questa poesia l’autrice esalta la creazione dell’Essere umano che Iddio ha voluto fosse caratterizzato da molteplici colori “ Oh Signore di quanti colori tu ci hai creati! Il viso, le mani son colorati,di giallo, rosso, nero e bianco…”

E non potevamo che concludere con il testo di Rina Bello, poetessa di razza, che si fa portatrice di un messaggio positivo  con un vero e proprio inno all’Uomo eroe, sì perché in questo nostro tempo c’è ancora posto per Uomini di buona volontà che non arretrano dinanzi alle ingiustizie

Son tutti belli gli eroi, quelli che non si arrendono mai e si battono con le unghie e coi denti 

per la conquista di nuovi orizzonti”.

 

Anna Marinelli

8 Marzo 2018

 

 

fotografie…

la grande Annina De Marco.jpg

Amici, per il mio post di auguri a Giovanni nel quale ho inserito una foto scattata da me negli anni 60 ho ricevuto su facebook tantissimi Like e condivisioni. poi è arrivato il gradito commento del nostro amico Ferruccio Gemmellaro che mi ha detto una cosa molto bella…e va bene, archiviata anche questa…ma oggi vi voglio offrire una foto molto più recente di una signorina molto anziana del mio paese, la quale ha dedicato tutta la sua vita ad accudire i suoi sei fratelli rinunciando a formarsi una famiglia sua ed emigrare in altri lidi.

Si Chiamava Anna, ma tutti la chiamavano Annina.

Abitava in via Maggiore nei pressi della casa del Dottor Cosimo De Marco, medico condotto del mio paese.

Se mi trovavo a passare da quella strada di mattina, Annina stava lavando i tre gradini di casa sua, col vecchio portone…con una toppa grande per una chiave Grande… La sera d’estate si sedeva su quei gradini, con la metà della porta aperta, con la tenda che “vintulava” per via dell’aria fresca che vi entrava e spazzava via l’aria calda che stazionava nelle stanze, nei mesi estivi. La foto, “a tagghju ti porta” è molto rivelatrice si intravede la grande chiave, lei con lo sguardo basso, la porta aperta quel tanto per parlare con il suo interlocutore o la sua interlocutrice…

Mi sovviene il detto: “cchiù gruessu è lu purtone, cchiù gruessu è lu cintrone“.

Il Tempo della Rosa

stralcio rosa

il tempo della rosa

 

Il Tempo  della   Rosa

 

Orecchino di Swarovski

lo sguardo dei 50 anni più non riluce.

Infida e rapida l’età del mutamento

Insidia la stagione della giovinezza.

 

Detronizza la rosa

che nel giardino regnò

sopra ogni altro stelo.

 

Pur restando una rosa

già la foglia più esterna l’abbandona,

svenandosi di rorido humus

che la riveste di  tessuto damascato .

 

Difendendo l’eletta sudditanza

al suo interno i petali

l’uno all’altro abbracciati,

invocano alleanza di rugiada.

 

Restare uniti, questo è l’imperativo!

 

Che nessun petalo abbandoni

anzitempo la reggenza del calice!

 

Forse domani refrigerio di pioggia

potrà farla rivivere, invidiata.

 

Ma seppure giungesse

il temuto momento di sfiorire,

sul riarso terreno ricadere,

lascerà testimonianza di Regina,

per il suo Tempo

per il suo Potere.

 

 

 

Anna Marinelli    7 agosto  1995