Archivio | ottobre 7, 2017

Le pepite d’oro non finiscono mai 2

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Mio padre buon’anima, quando mangiava le prugne le ciliegie, le pesche le mele cotogne… i kaki ..di nascosto da noi serbava i semi di quei frutti che mangiava.

La cosa non sfuggiva all’occhio attento di mia madre, la quale, un bel giorno gli chiese cosa intendesse fare con quei semi… la sua risposta fu tanto inattesa quanto condivisa da tutti noi. Voleva nasconderli in un posto segreto affinché  le nuove generazioni li trovassero, li piantassero e ritrovassero i FRUTTI di una volta, giacché già si iniziava a sentir parlare delle colture OGM ovvero quelle colture e quei frutti Il cui Organismo è stato modificato artificialmente, variandone il patrimonio genetico.

Ad esempio, ci sono oggi sul marcato dei pomodori che durano mesi senza che gli venga una grinza…restano sodi, duri come se fossero stati appena raccolti…

Quale è stata la nostra gioia alcuni giorni fa, quando abbiamo ritrovato questo tesoretto di semi nascosto da mio padre nella cantina. Mi sono venute le lacrime agli occhi e con grande emozione li ho selezionati, ripuliti e messi in due scatolette fatte fare per l’occasione da mio marito.

Se per la prima edizione della Scèscila day  ne  accennai appena, sabato prossimo potrò mostrare queste pepite d’oro ai miei ospiti, i quali non vedono l’ora che questo incontro avvenga.

 

 

La Beata Vergine del Rosario del mio paese

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capelli

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Osci ca ete la festa sova la Matonna ti lu Rusariu ha lassatu la casodda sova e ha sciutu alla Casa granne… s’ ha misu la vesta nova e s’ ha fattu puru li capiddi. Lu mamminieddu ste benedice cu li tisciticchj piccinni piccini e la benedizione ha vinutu fin’a tte!

Oltre le vetrate

2009-10-22 CARTOLINA OLTRE LE VETRATE-cartolina oltre le vetrate

 

Non lascerò che entri nel cuore
questo nevischio ottobrino.
Ho sulla pelle le tracce
di un sole agostano
che non vorrei sfrattare
dalle membra.

Mi adorna ancora di tepore
Mi seduce di frutti mielosi.
Non voglio socchiudere l’uscio
alla nuova stagione
che d’incognite ha piene le giare
e i palmenti.

Ella avanza prodiga di vino novello
di asprigni cotogni
e vellutati melograni.

Esibendo credenziali
di precoci brividi s’insedia
a raggelarmi l’anima contadina

Oh mio sole, non lasciarmi, resta.

C’è tempo per cedere lo scettro
al generale inverno
che a pugni stretti respingo oltre.

Oltre le vetrate degli occhi!