Archivio | settembre 2017

Negramaro

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NEGRAMARO

Echi di voci
valicano distanze.
Arabeschi di luce
filtrano tra  i pampini
porpora e oro.

Finita  è la vendemmia.

Le donne si avviano
nella luce violenta
dell’acceso tramonto
odorose di mosto e di sudore.

Recano sulle loro labbra
il grappolo di negramaro
sfuggito alle cesoie,
le loro mani a conca
il calice più ambito dagli dei,

Feritoie azzurre i loro sguardi
rivelano al cacciatore
il cielo del fagiano e della rondine.

Impazienti,
con gesti appresi da antica pedagogia,
liberano il sartiame di capelli
ristretto in prigionie di ruvido cotone.

– stendardo femminino-
a catturare desideri.

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Questa sera Arte e Cultura al Castello De Falconibus di Pulsano dalle ore 19.00.
Serata dedicata alla Poesia
“Dolce color d’oriental zaffiro” Sentieri e percorsi verso l’orizzonte.
Interverranno: Il Vice Sindaco Dott.ssa Alessandra D’Alfonso, il Prof. Francesco Urso,
Il dott. Giovanni Galeandro, la poetessa Sara Leo, il Curatore Lucia La Sorsa.
I poeti che declameranno i loro versi sono: AngelaD’Amone, Anna Elvira Cuomo,
Anna Marinelli, Antonello Vozza, Emiliano Fraccica, Diego Martino, Isabella Di Turi,
Pasquina Filomena, Sara Leo e Vincenzo Rossi.

Purgatorio
Canto primo

….Dolce color d’oriental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,
a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ‘l petto.
Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto rider l’oriente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.
Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!….

Uva Dorata

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Amici, siccome mi stò arrovellando nella ricerca dell’etimologia del nome ùa TI VRACA…la mia amica Ada Guarini ci ha dato una dritta di tutto rispetto, Vraca è una storpiatura di DURACA… Facendo ulteriore ricerca ne ho potuto accertare la veridicità …

è inutile dirvi che leggendo queste notizie prese dal web posso finalmente mettermi l’anima in pace. FINALMENTE!!!

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Uva Baresana

L’uva Baresana si produce in provincia di Bari da tempi remoti; le prime citazioni bibliografiche risalgono al 1700, ma si presume fosse già presente in zona. Il nome ‘Baresana’ è stato introdotto dai piccoli agricoltori per unificare commercialmente la miriade di nomi locali (ad Adelfia Duraca, ad Acquaviva delle Fonti Lattuario, altrove Sacra, Roscio, Imperatore, Turca, ecc.). Il vitigno è attualmente presente in vecchi vigneti promiscui dell’entroterra barese.

Questa uva ha acini croccanti, di colore bianco-giallo perlato trasparente, dalla buccia sottilissima e di grandezza variabile, tra 1 cm ed 1,5 cm di diametro. Dolce e molto fruttata, se ne riconosce la giusta maturazione solo quando il chicco, diventando trasparente, lascia intravedere chiaramente i semini al suo interno. Il vitigno presenta un vigore molto elevato e talora eccessivo; precoce nelle fasi fenologiche di germogliamento (25-30 marzo) e fioritura (20-25 maggio), matura solitamente a inizio settembre in controspalliera, a fine settembre nei tendoni. Il vitigno è capace di buone produzioni ma è consolidata la tecnica di diradamento dei grappoli per ottenere produzioni qualitativamente apprezzabili. Al raggiungimento di un elevato grado zuccherino sugli acini esposti al sole tende a comparire una caratteristica punteggiatura o rugginosità. L’uva è particolarmente apprezzata e ricercata per le peculiari caratteristiche organolettiche quali dolcezza, eccezionale croccantezza dell’acino e colore della buccia. Presenta una ridotta conservabilità (rapido disseccamento del rachide e perdita di turgore delle bacche) e conseguentemente scarsa attitudine al trasporto su lunghe tratte.

Allevati ad alberello classico o modificato a controspalliera, in cui si mescolano ceppi di diverse varietà da uva da vino e da tavola, e talvolta anche alberi di olivo e da frutto. In tempi non molto lontani l’uva baresana, per la sua dolcezza, veniva lasciata essiccare sulla pianta (ormai spoglia di foglie), per poi essere raccolta e cotta insieme ai fichi secchi per ricavare il noto e antico vincotto barese.

Questa uva rischia di scomparire in quanto il rischio che vengano espiantati i vitigni è molto alto. Infatti si sta abbandonando questa coltura per far posto a nuove varietà ibride e apirene più produttive.

Friggitelli col pomodoro

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Friggitelli col pomodoro per Maria e Rosalba

 

Lavare i friggitelli con tutto il picciuolo.

Asciugarli e tagliare il picciuolo asportando anche un po’ di semi.

Soffriggerli in olio di oliva. Appena sono cotti, spostarli in un piatto.

Nell’olio di cottura  rimasto aggiungetevi i pomodori privati dai semi e fateli appassire un poco.

Infine aggiugete i peperoncini e fate cuocere qualche minuto per insaporirsi col pomodoro.

Salate a vostro piacimento.

Se avete del basilico fresco…mettetene in abbondanza.

Questa voce è stata pubblicata il settembre 6, 2017, in varie. 5 commenti