Noi che lasciammo il sole

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Noi che lasciammo il sole
per garantirci il pane ed un futuro meno greve d’incertezze;
noi che non conoscemmo altro sangue
se non quello dei grappoli maturi; altra carne
se non quella delle spighe ridenti;
che non conoscemmo altra terra se non quella dei padri:
noi ora siamo qui, sradicati come l’ulivo dalle zolle.
noi che lasciammo il sole e le case imbiancate
per servire una patria senza connotati
se non quello dello “stivale” che ci impressero nella fanciullezza;
noi, ora, guardiamo senza vedere
le cime di questi monti ammantati di neve,
mentre laggiù ancora si vendemmia, cantando.
noi che lasciammo il sole
e l’abbraccio materno
senza più avere per mano la valigia di cartone,
noi, con gli occhi abbagliati
di mandorli in fiore, guardiamo con sgomento questa neve,

mentre laggiù
qualcuno sta essiccando i fichi al sole,
al caldo sole del profondo sud.

*Agosto 1997

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