Archivio | aprile 2017

La torta pasqualina di Pino

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Ricetta della torta pasqualina per gentile concessione del nostro amico Pino Pantile che ringrazio anche a nome vostro.

Ingredienti

2 rotoli di pasta sfoglia o di pasta per la pizza
5 uova
sale
olio d’oliva
pepe
350 gr di spinaci e bietole
una ricotta fresca
Preparazione

Lavate e pulite le bietole e gli spinaci e mettetele a lessare in un tegame con abbondante acqua salata per circa venti minuti
Una volta cotte, lasciatele scolare e intiepidire
In una terrina capiente, aggiungete alle verdure tagliuzzate, la ricotta, 2 uova sbattute bene, il formaggio grattugiato, sale, pepe e mescolate bene con una forchetta
Nel frattempo lessate le restanti uova e fatele raffreddare; poi pagliatele a metà.
Prendete la pasta e dividetela in 2 parti lasciando una parte un pò più spessa che sarà il coperchio della torta. Stendete la sfoglia e mettetela in uno stampo da torta
Rivestite lo stampo con la prima sfoglia e farcite con il mix di erbe e ricotta
Inserite le uova sode mettendo un filo di olio sul tutto
Chiudete la torta con lo strato più spesso sagomando i bordi
Spennellate con un tuorlo d’uovo la superficie e praticate dei forellini con la forchetta
Infornate in forno già caldo a 180 gradi per cinquanta minuti

Un Pensiero di Pace

2006-11-21 SOLO IMMAGINI TAGGHJATE-fossile. foto G.Carafa1

 

Io la Pace la penso così,
come una terra immensa…
senza frontiere,
senza confini:
una terra feconda
che produca frumento
per tutte le bocche,
una terra allietata
da chiari corsi d’acqua.

Io la pace la penso così,
come un abito azzurro;
azzurro come il manto

della nostra Madre Maria,
azzurro come le speranze
di tutti i popoli oppressi,
azzurro come un cielo senza confini spaziali,
azzurro come lo sguardo della Natura
quando era immersa nel giardino dell’Eden,

Io la pace la penso così,
come un padre che ama, che guida, che corregge,
che raduna dalle varie lontananze
il suo gregge,
chiama per nome ogni figlio e ogni figlia,
perché il mondo sia come una famiglia.

Io la Pace la penso così e Voi?

Azione teatrale, Ritorno alla Luce

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RITORNO ALLA LUCE

E’ questo il Tema scelto dal poliedrico artista Daniele Galeone per la sua ultima performance teatrale, messa in scena Giovedì 6 Aprile 2017 nel suo Studio di Via Giusti, a Grottaglie.

All’inizio dell’azione teatrale, il Preside Lucio Tilli

ha accostato la figura di Daniele Galeone al Dottor Sottile, un soprannome, coniato nella filosofia medievale, per designare il maestro delle argomentazioni raffinate e ricche di distinzioni, di contenuti e di principi morali, sempre permeati dal sacro Segno della fede.

Daniele Galeone, ha detto il Preside Tilli, con le sue azioni teatrali dai temi apparentemente semplici, riesce a veicolare messaggi di pace, di fratellanza e di bene comune. La serata si è svolta in due tempi, ambedue efficaci; la prima parte l’azione teatrale vera e propria con dialoghi intersecanti tra le varie Voci narranti, ognuna delle quali interpretava un Valore;

La Poesia, Francesca Quaranta

L’Amore, Daniele Galeone

La Verità, Maria Bradascio

La Giustizia, Angelo Campo

La Pace, Anna Marinelli.

Incastonate all’interno del discorso teatrale sono state proposte poesie famose di Autorevoli Autori, quali Madre Teresa di Calcutta, Umberto Saba, Pablo Neruda, Raul Follerrau e Salvatore di Giacomo.

La seconda parte è stata riservata alla declamazione di poesie lette dal pubblico presente, rispondendo ad una provocazione di Daniele che passa sotto la sperimentata formula del “Poeta anch’io”.

Una formula cara all’Artista grottagliese che si rifà ad una poesia del grande poeta Pietro d’Amicis. Ognuno ha portato il proprio contributo di sentimenti, di bellezza, di amore universale.

Ecco i nomi degli intervenuti: Franca D’Amicis, Angela Carlucci, Saverio Raffo, Maria Rosaria de Felice, Pina Cofano, Cosimo Piergianni e Totò Carrozzo.

Il prof.  Vincenzo Mancino ha suonato brani scelti da famose colonne sonore che hanno fatto da degno accompagnamento musicale alla declamazione delle Poesie.

Un’agape fraterna ha concluso una serata culturale nata come Dialogo d’Amore 2017 tra pensieri, poesie, arte e cibo puro da recitare e da mangiare.

Paese immutevole

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Esiste un paese immutevole

la cui storia fu scritta su pagine di pietra

irrorate col sudore dei padri

levigate come lastre di selce

risuonanti dell’eco dei carrettieri.

 

Qui tutto resta al suo posto

senza che l’affanno del mutamento

assilli il discorrere dei vecchi.

In questo luogo si possono scorgere

le anime dei trapassati

rivisitare le proprie abitazioni,

quando i balconi sono serrati

come le pupille dei dormienti.

 

C’è un paese immutevole

dove la rondine torna a fare il nido,

respingendo l’ebbrezza domiciliare

dei grattacieli metropolitani.

 

C’è un paese il cui nome appartiene

al Santo Cavaliere,

che vigila in ronde silenziose

quando i figli più giovani

si attardano negli angoli bui,

cercando le ragioni della vita.

 Egli veglia sul grano e sul vigneto

coprendoli col suo mantello purpureo…

 C’è un paese immutevole

dove è facile scambiarsi le opinioni

parlando a bassa voce sui poggioli,

quando  i bimbi dormono

immemori di giochi e di paure.

 

Qui c’è ancora un contadino

che parla come un padre al piccolo frumento,

alto quanto la barba di un operaio dell’Acciaieria,

al termine del turno della notte.

 

Le aiuole sono sì senza erba

ma i gerani dei balconi

suppliscono l’indifferenza

dei potestà comunali.

 

Esiste un Paese immutevole

dove il giallo degli ottoni

sulle porte antiche

risplende come un input di sole

sul silenzio che soffoca le risa.

 

Qui c’è ancora una casa

che dilata le sue pareti quando abbraccia,

c’è un cuore che palpita, inviso

alle porte blindate

delle case cittadine.