storie e altre leggende

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CICCILLU LU GIUDEU

 

Giorni fa è venuto a trovarmi un amico avanti negli anni… aveva voglia di raccontarmi delle storie.

Per me è stato un piacere inaspettato e, nonostante fosse ora che mi dedicassi ai fornelli, sono stata lì, accanto a lui, ascoltando in silenzio, un silenzio che aveva del sacro:

 

“Anna, cè ti ricuèrdi ti quannu murìu Ciccillu lu giudèu?”

 

“No, Mimino,* io ero molto piccola allora, ma ogni volta che vado al camposanto, passando dal viale centrale ho imparato a guardare con occhi carichi di meraviglia questa tomba sulla quale troneggia un quadro raffigurante un aitante giovane ritratto accanto ad una grossa moto”.

 

Francesco Cipriano amava le moto di grossa cilindrata ed aveva persino un Sidercar… il giorno di santa Lucia, (giurno nzignalatu, si dice…) uscì con un amico per fargli fare un giro in moto. Lui era nella “Barchetta” (così l’ha chiamata Mimino) e l’amico alla guida del veicolo. Imboccarono la strada che mena verso via Roccaforzata, ma l’amico, non essendo avvezzo alla guida di quel singolare veicolo, sbandò e si andarono a schiantare contro un albero che costeggiava la strada, nei pressi del Feudo. L’amico si salvò, Ciccillo perse la vita.

 

Il caso ha voluto che io conoscessi una nipote di Ciccillo. A lei ho chiesto notizie su questo quadro… su questa storia… su questo leggendario giovane morto nel fiore degli anni.

Lei mi ha fornito ancora qualche notizia e delle precisazioni che volentieri riporto. “Ciccillo aveva un cane che si chiamava “Giudeo”. Era un abile elettrotecnico e lavorava a Taranto presso l’Arsenale.

Il suo soprannome, giacchè amava molto i balli in voga in quegli anni, era invece “Balinsè”, (Balancé) ricavato da un comando ed una figura che si eseguiva durante il complesso ma divertente ballo della Quadriglia.

Per il suo funerale giunse gente da tutti i paesi vicini.

Sua madre Carolina, per la sua sepoltura e la sua tomba, spese tutti i suoi risparmi perché nulla mancasse ad alimentare la leggenda di quel suo figlio straordinario.

C’è ancora chi ricorda le innumerevoli Corone di gardenie bianche recate da due file di giovani sangiorgesi.

 

 

Da umile cronista ne raccolgo le tracce e ve le consegno… in punta di penna.

 

 

  • Si tratta di Mimino Baldaro, gagliardo signore di oltre 88 anni.

 

 

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2 thoughts on “storie e altre leggende

  1. Il giorno di Santa Lucia è “giurno nzignalatu” ma qua e là in Puglia sono inclusi anche le ricorrenze del Carmine e di S. Anna
    La celebrazione del Carmine, il 16 luglio, a tutt’oggi è molto sentita specie nel meridione, tanto da eguagliare talvolta le solennità patronali.
    Il culto è antichissimo e la tradizione vuole che in Capitanata alcune imprese facciano vacanza, specie quelle edili, di carpenteria navale, di falegnameria e simili.
    Vero motivo, però, più che venerazione, è che per anamnesi, o pregiudizio, vigilia inclusa, in questi giorni è prudente stare lontano da ogni ipotizzabile incidente sul lavoro.
    Pònde de stèlle ne è la distinzione perpetuata dalla gente e i genitori, dopo tentativi di persuasione per non andarci, mandano o guidano i figli in spiaggia con viva apprensione
    – … jògge j’ pónde de stèlle ! – si reiterano inquieti “oggi è punto di stella!” (giurno nzignalatu) .
    Le raccomandazioni dei genitori e coniugi, in ogni modo, si sprecano, rivolte ai loro cari che si spostano con veicoli stradali, auto o moto, con i treni o che si avventurano per mare.
    Una locuzione metaforica, “Pònde de stèlle”, che dice come il cielo possa colpire gli uomini scagliando sulla terra funesti raggi stellari, a mo’ delle mitiche saette di Giove, verosimilmente un riecheggiamento dall’arcaica idolatria, oggi coinvolgente superstizione.

    Un caro saluto

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