La Notte spezzata (recensione)

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La Notte spezzata, silloge poetica di Nunzia Piccinni
 
La giovane poetessa Nunzia Piccinni ci regala la sua prima silloge di Poesie dal titolo “La Notte spezzata”, titolo che ho molto apprezzato perché emblematico ed intrigante. Il titolo di un libro è come il bandolo di una matassa che andremo via via dipanando sfogliando le pagine che avremo sotto gli occhi….
Nella sua “premessa” che ho trovato avvincente quasi come le sue poesie, Nunzia afferma che il dolore parla un’unica e straordinaria lingua. Io aggiungo che anche la Poesia parla un’unica e straordinaria lingua, una lingua per la cui comprensione non si ha bisogno di traduttori.
La poesia parla un linguaggio universale comprensibile a tutti.
E se le persone fossero veramente tante a leggere poesie, pensieri di artisti, di grandi e illuminati uomini di lettere, o le povere e umili poesie di sconosciuti poeti,
il mondo sarebbe migliore di quanto non lo sia adesso.
In fondo il poeta è anche un po’ filosofo. Anzi è filosofo senza esserne consapevole, lo abbiamo scoperto durante una recente trasmissione del nostro amico comune Lino Carone.
Per mettere a nudo le sue verità il poeta scandaglia le profondità del suo essere, si analizza impietosamente, cauterizza le sue ferite profonde con il laser incandescente della sua parola poetica, muore cento volte e cento volte rinasce dalle sue stesse ceneri, come araba fenice.
Ogni ora è buona perché nasca una nuova aurora, Nunzia Piccinni, tenacemente attaccata alla vita, intravvede spiragli di vita nuova farsi largo tra le macerie del suo passato.
Il peso delle delusioni e dei rimpianti, il ricordo degli errori, che Nunzia definisce “Ingombranti” non le impediranno, tuttavia, di seminare semi di speranza e coltivare i fiori che ne sbocceranno con il concime dei suoi sogni più belli, sì che, riconciliata col mondo e con la Natura esclamerà:” Ogni sera, siederò nel mio giardino, parlerò sottovoce solo con ciò che non si vede, per lasciar dormire le mie verdi creature, nell’eterna dolcezza della Natura”.
Ma la notte spezzata, si potrà ricompattare definitivamente prospettandole nuovi scenari, seducenti prospettive le si parano dinanzi, allorquando presagendo chiaramente il suo Ritorno alla Vita ella afferma:
” Uno sconosciuto chiamato amore
Ha ridato un nuovo battito al mio cuore.
Ha scelto di seguirmi e ora mi accompagna e mi consiglia,
nel cammino lento e curioso della Vita.”
 
Nell’augurare alla cara Nunzia un sereno e radioso cammino sui perigliosi sentieri della Vita, non mi resta che ringraziarla per il dono dei suoi versi magnetici, densi e gradevoli, le cui rime talvolta raggiungono levità sublimi e musicali che ricadono sulle nostre anime come stelle cadenti, come pendenti lucenti che illuminano il nostro cammino di eterni viandanti.
 
Alla prossima raccolta, cara Nunzia.
 
Tua, Anna Marinelli
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