Sott’all’arli ti l’alie

olive

 

Jata a cci pane ‘ntra li visazzi tene

e si ddicrea cu nnu sursu ti vinu

ca quiro faci sangu ‘ntra lli vene

e dde la forza pi vincè lu distinu.

Li femmene scinucchiate stonu ‘nterra

a ccogghjiere stu tisoru t’intr’all’era,

la tramuntana li spacca li mani

nonci ete questa vita ti cristiani.

Si sente ti luntanu nna campana

Luntanu mo ste sona avemmaria

E la chiesiodda doce li ste chiama,

è tiempu di mmjarsi pi lla via.

Poessere cu passa nnu trainu

cu nni risparmia totta quera strata

di ore nnamu fattu cchju di otto

A nnuje ni vè comu nnu ternu a lotto.

Ddo alie morte, ntra lli sacche chine,

so’ sobbratav’la di sapore finu

pi nnuje l’alie sontu nnu caviale

cu pane tuestu e nnu gnuttu ti vinu.

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Beato chi ha pane nelle bisacce

E si ristora con un sorso di vino

Perché si faccia sangue nelle vene

E dia la forza per vincere il destino.

Le donne inginocchiate

Raccolgono il tesoro dentro le aie,

la tramontana spacca loro le mani

non è certo vita da cristiani.

Si sente da lontano una campana

È la campana dell’Angelus

Una chiesetta  dolce par che le chiami,

è tempo di avviarsi per la via.

Può darsi che passi un carrettiere

E ci risparmi tutta questa strada

Di ore ne abbiam fatte più di otto

 avere un passaggio

 è come aver vinto un terno al lotto.

Le tasche piene di olive dolci   ( appassite/ morte)

si gusteranno come companatico

dal gustoso sapore,

sono più preziose del caviale fino

con pane raffermo ed un sorso di vino.

One thought on “Sott’all’arli ti l’alie

  1. Bellissima poesia, che rispecchia la realtà di oltre cinquantanni fà. Io le ricordo tutte queste donne che arrivavano su un traino, e come vi scendevano, molte di loro, salivano quelle scale alte e strette, abbarbicate all’albero d’olivo, e incominciavano a raccogliere olive che deponevano nel Panaro fatto di canne intrecciate. Quelle più anziane rimanevano a terra e raccoglievano, quelle che erano cadute. Era un tour di forza, dall’alba al tramonto, con una breve pausa per un fugace pasto a mezzodì, un sorso d’acqua dal Vumilo, mentre per gli uomini c’era la vinetta. Che bei ricordi, come è stata bella la nostra infanzia, avevamo poco ma ci bastava. Oggi invece…..no mi fermo. Ciao a chi mi legge, da un nostalgico della sua infanzia e della sua terra natia.

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