Ricordi di scuola

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Da qualche giorno è iniziato l’anno scolastico 2016/2017.e una di queste fotografie pubblicate risale nientedimeno che a 50 anni fa!

Quanti ricordi per noi che abbiamo qualche anno in più e abbiamo vissuto la scuola come una festa, come un appuntamento ineludibile.Come un impegno e un dovere da assolvere con entusiasmo e una carica di energia che nessuna merendina reclamizzata in TV poteva darci.

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L’edificio scolastico, sorto nella periferia del paese, ancora verdeggiante di uliveti, era visto da noi bambini come un castello dalle ampie e soleggiate Stanze (aule), investite dal sole dalla mattina alla sera. Noi che uscivamo dalle brutture della guerra aspettavamo con ansia l’ora in cui si lasciava il calore della famiglia per andare incontro al calore di quelle mura e all’accoglienza affabile delle insegnanti e alla burbera ma affettuosa voce dei maestri, noti per la loro fermezza e la loro severità durante le ore di scuola…

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L’Edificio scolastico “ Maria Pia di Savoia” sorge in via IV Novembre. La sua edificazione risale al 1934, anno di nascita della principessa Maria Pia, figlia maggiore dell’ultimo Re

d’ Italia, Umberto II e di Maria Josè.

Nei due piani superiori una accanto all’altra vi erano le aule sulle cui pareti, come quadri preziosi, erano attaccate le cartine geografiche dell’Italia, tabelline pitagoriche, cartine della nostra Regione, l’immancabile Crocifisso, la lavagna di ardesia, la cattedra… trono su cui sedeva il MAESTRO.

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Nella cartella di cartone serbavamo qualche fico secco,qualche giuggiola, qualche carruba oppure, nel migliore dei casi, qualche mentina comprata da Peppino, un anziano che si metteva davanti alla scuola col suo trabiccolo pieno di deliziose mercanzie.

Le prime ore di lezioni erano dure assai da superare, specie per chi era duro di comprendonio, specie se qualcuno era svogliato, affamato e stanco.

Ma c’era un momento tanto atteso da tutti quei bambini scalcagnati, che portavano a volte scarpe più grandi di loro, calzoncini corti e calze rotte.

I bambini del dopoguerra conoscevano bene cosa fosse la fame.

E…quando suonava la campanella della refezione, alla fine delle lezioni, si sentivano tutti invitati a nozze.

Che festa, che corse giù per le scale che conducevano nelle sale della refezione.

Che odori si spandevano per l’aria, che sapore avevano quelle minestre!

Nessuno che dicesse mai, come fanno oggi spesso i nostri bambini, respingendo il piatto, “Non ne voglio, non mi và”. La fame, l’appetito, la minestra pronta e calda era come una manna benedetta preparata dalle valenti bidelle, dolci e tenere come madri.

Qualche settimana fa  ci ha lasciato una delle bidelle “storiche” del nostro paese, si chiamava Antonietta  ma tutti la chiamavamo “Ninetta”, a lei desidero dedicare questa pagina, baciandole quelle mani consunte di grande lavoratrice che ha visto sfilare davanti a sè centinaia di bambini del mio amato paese, San Giorgio Jonico.

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