L’ultimo ulivo

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Pianterò nel mio cuore l’Ultimo Ulivo
L’ultimo ulivo lo pianterò nel mio cuore,
nel suo solco più profondo
per salvarlo dall’estinzione
e lasciarlo in eredità a mio figlio
e ai figli di mio figlio.

Pianterò l’ulivo
nel solco delle mie vene contadine
e lo innaffierò con le acque della memoria
che non si prosciugano ancora
a dispetto delle mode,
delle tendenze,
a dispetto di questo progresso
dalle mille fauci
che richiede ogni giorno
un tributo di alberi, siano essi gli ulivi di Puglia
o i millenari alberi d’Amazzonia
o il vecchio caro salice
che dava ombra a una vecchia fontana di paese.

Potesse il mio cuore ospitare
tutte le radici sfrattate,
tutti i tronchi decapitati,
tutte le fronde violentate
da membri metallici,
da artigli rapaci.

Potesse il mio cuore ospitare l’ultimo ulivo
nel suo solco più profondo,
abbracciare le sue radici impaurite,
e consolarlo d’essere rimasto così solo
in questa mia terra di Puglia.

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7 thoughts on “L’ultimo ulivo

  1. Grazie a nome dei milioni di ulivi in pericolo, per fortuna che a Lecce c’è un Giudice e in giro per la Puglia ci siamo ancora tanti amici affezionati alla pianta che più ci somiglia.

    • Grazie Pietro, per fortuna ci sono ancora cavalieri dall’arma lucente della loro onestà intellettuale che stanno cercando con tutte le loro forze di debellare prima il virus della xilella e poi quello dell’ignoranza.

  2. Olio è un lemma etimologicamente prelatino dal greco ionico ELAION, donde i termini chimici Elaidìna (suffisso chimico INA) e Elaidìnico, il patologico Elaiòma (suff medico OMA); utilizzato quale prefisso ELAIO con la variante ELEO in composizioni quali Elaiogastronòmico, Elaiòmetro, Elaiopòlio “stabilimento o rivendita di olio”
    L’olio bollente è stato un antico disinfettante per le ferite.
    L’italiano conta ancora Elàide “sorta di palma tropicale” dal greco ELAIS ELAIDOS “simile all’ulivo per i suoi frutti oleosi”.
    Il termine Olio si sarebbe invece irradiato nella penisola da Cuma, la città tirrenica della Magna Grecia, i cui abitanti avrebbero insegnato agli italici la pratica dell’estrazione dell’olio dalle olive, cui il lat OLEUM.

    L’Ulivo pare sia stato diffuso dai Fenici; il dato certo è che gli egiziani già ne estraevano l’olio per la pratica d’imbalsamazione.\
    Olìva, con Olìvo, anche questo prelatino, deriverebbe dal dorico ELAIWA attestatosi a Tarentum (Taranto) – nel volgare entroterra tarentino è infatti chiamato Alìa – con i vari derivati quali Olivàceo (colore dell’oliva), Olivàio, Olivàstro…
    Il residuo della spremitura delle olive è detto Sansa (dalla quale si ricava ancora un olio economico o per uso animale); termine dal latino SAMPSA privo di connessioni.
    L’omonimo strumento Sansa è invece dall’arabo SANG cembalo.
    Il sedimento dell’olio utile alla preparazione di sapone e di sostanze per grassaggio, più in generale qualsiasi residuo, è detto Mònchia (adottato dal XIV sec) dal volgare latino AMURCULA diminutivo di AMURCA già greco AMORGE da AMERGO estrarre; suo sinonimo è Ralla una corruzione del diminutivo latino RANULA di RANA rana dalla tradizione di indicare figurativamente un pezzo meccanico adottando la tassonomia femminile animale, omonimo di Ralla “taglio”.

    Fraterni saluti
    Ferruccio

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