I capelli delle donne negli anni 30

GLI ANNI ‘30

 

Ora facciamo come Adamo, chiudete gli occhi e  apriteli quando ve lo dico io!

Facciamo un balzo di 100 anni, di duecento, trecento anni?

No! Facciamo un balzo di due millenni . Ci ritroviamo con la fantasia  negli anni 30.

Ovvero in un momento storico molto difficile dovuto al famigerato CROLLO di WALL STREET, avvenuto infatti all’alba degli anni ’30.

L’odierna crisi economica mondiale ebbe origini molto antiche, come vediamo e come stiamo sperimentando nei nostri anni e nel nostro tempo.

Nonostante la povertà nella quale le persone si vennero a trovare, anche le donne appartenenti al ceto medio sentivano il desiderio di mantenere uno stato di dignitosa eleganza.

Le donne dell’alta borghesia invece scoprirono l’utilizzo dei pantaloni del pigiama, di pura seta, da abbinare ad altri indumenti, inventando uno stile casual, ed essere ugualmente eleganti senza spendere molto.

La mise di una vera signora però non poteva prescindere dall’indossare guanti e cappello.

I cappelli erano piccoli e si fissavano in cima alla testa e portati “sulle 23” ovvero inclinati sulla fronte, con disinvoltura.

I capelli e le pettinature guardavano sempre alle icone che il Cinema e il mondo della moda tramandava loro.

Le icone del mondo della celluloide tramandava all’epoca erano, tra le straniere: Marlene Dietrich, con il suo look androgino, Ginger Rogers la biondissima partner di Fred Astaire, la nascente stella  sexy , la biondissima Marylin Monroe. Tra le italiane Alida Valli, Marina Berti, Valentina Cortese, Maria Mercader, Carla del Poggio e altre.

Le donne italiane raccoglievano i loro capelli in crocchie abilmente arrotolate dietro la nuca e fissate con le forcine di osso, o di più umile ferro.

Coloro che avevano i capelli corti, volendoli ondulare in maniera economica, utilizzavano delle striscioline di cotone, recuperate dalle lenzuola usurate, e si arrotolavano ciocche di capelli umidi, legandoli con queste striscioline di cotone. Per ottenere una ondulazione più tenuta bagnavano i capelli con succo di limone e zucchero, e tenevano questi rudimentali bigodini un’intera notte.

Sfiziose cuffiette da notte coprivano le loro teste così buffamente agghindate, per non spaventare i mariti!

I capelli delle nostre donne del sud, venivano lavate ogni qualvolta si faceva il bucato. Recuperando la lisciva ottenuta dal bucato ottenevano un lavaggio profumato di mortella ed alloro, rametti della macchia mediterranea che si aggiungevano alla cenere usata dalle nostre nonne come efficace sgrassatore, detergente, e ammorbidente per il bucato settimanale o addirittura quindicinale.

 

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