Archivio | novembre 27, 2015

Racconti intorno al braciere

Durante le sere d’inverno, nelle famiglie del Sud, si stava insieme… le stanze erano piccole ed accoglienti, non eravamo chiusi ognuno per i fatti propri, chi col il Tablet, chi col PC chi davanti al televisore a farsi rincretinire dai programmi spazzatura che la televisione ed i suoi circa 500 canali propongono per fare audience.
Le sere d’inverno si trascorrevano in casa, attorno al braciere, ravvivando di tanto in tanto la brace con l’apposito palettino.Il braciere era composto dal piede, un cerchio di legno sollevato circa 20 cm dal pavimento e dal contenitore metallico che conteneva la brace. Gli anziani soprattutto, erano i privilegiati a godersi il caldo del braciere. I bambini sempre con l’argento vivo addosso, pensavano ai giochi semplici, a fare i compiti per il giorno dopo, a sgranocchiare qualche fico secco, ceci arrostiti e mandarini, le cui bucce si lasciavano cadere sulla brace perchè avevano il potere di deodorare l’ambiente. E si raccontavano storie, racconti, proverbi, modi di dire. Le serate, raramente, erano allietate dall’ascolto della radio,specie se si trasmettevano programmi tipo Lo zecchino d’Oro, o il Festival della canzone Italiana.
Il braciere riscaldava un solo ambiente, “la Cammera ti nanti” o la cucina, se era ampia a sufficienza per contenere questo cenacolo serale. Sì perchè di cenacolo si trattava, dove scorreva nel sangue dell’uno le esperienze giornaliere dell’altro. Un fil rouge che legava tutti i membri della famiglia,dal nonno al nipotino. Non c’era il caldo dei termosifoni,caldi sì, ma freddi perchè non riescono a raccogliere nessuno intorno a loro.Ognuno se ne sta per i fatti propri, ognuno con i propri interessi personali,
ognuno con la propria solitudine.

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