Cantare la Mia Terra

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Lasciatemi cantare,
con semplici parole,
i pregi della mia terra ferrigna
che genera frutti in tutte le stagioni,
anche se ogni raccolto
le segnerà la fronte
di rughe profonde.
Lasciatemi cantare
I dolori della mia gente,
che hanno possenti radici
e si perdono nelle pagine della Storia.
Volti di cartapesta, inariditi dal sole,
mani di granito,
temprate sull’incudine della sofferenza,
fronti umiliate spesso dal giogo dei potenti
o dei caporali;
orgoglio frustrato sempre dal bisogno,
mai dalla viltà.

Lasciatemi, (oh se potessi farlo degnamente)
cantare le virtù delle donne del Sud;
scrigni di pudore e di fertilità,
perle scamiciate di abnegazione;
giammai vuoti involucri di stagnola,
giammai traslucide macchine senz’Anima.

P.S. La fotografia è una foto d’Epoca ma anche questa poesia lo è…avrà almeno 35 anni…nel frattempo anche le donne del Sud sono cambiate!

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