L’Ex carcere di San Giorgio Jonico

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Amici, alcuni giorni fa hanno aperto ai visitatori i locali dell’ex Carcere di San Giorgio, recentemente restaurati. L’occasione è stata offerta dall’esposizione di alcuni lavori di studio e di ricerca sul Risorgimento Italiano, realizzati dagli studenti delle scuole medie.

Le mie modeste impressioni ve le racconterò dopo, perché ho chiesto gentilmente al nostro carissimo Amico Luigi Bisignano, Figlio di Cancelliere e Cancelliere in pensione egli stesso, di raccontarci le sue memorie riguardo alla presenza della Pretura e del carcere nel nostro paese, San Giorgio Jonico.

Vi riporto il suo prezioso contributo!

Cara Anna,
ricordo quel piccolo carcere di fianco alla ex Pretura, davanti alla macelleria Fiorino. Era sempre pieno di piccoli personaggi che oggi farebbero tenerezza: ladruncoli di animali da cortile, di uva e olive secondo le stagioni, pastori per pascolo abusivo, un po’ meno per abigeato (furto di animali come cavalli, asini, pecore ecc.). Spesso erano autori di risse o picchiatori incalliti di mogli ( che mai avrebbero lasciato il marito violento e le vicine e amiche dicevano:”Quera puviredda, mazzati e mazzati!).
Mi recavo in carcere con mio padre quasi ogni domenica per visitare gli ospiti, sempre i soliti, e offrire loro un pacchetto di sigarette o frutta e ricordo che c’era un ospite abbastanza frequente il cui reato più frequente era appunto quello di essere manesco con la moglie (maltrattamenti in famiglia si diceva). Durante la permanenza “al fresco” la tenera moglie, che lo perdonava cento volte cento, non gli faceva mancare mezzogiorno e sera un ottimo e lauto pranzo al posto di ciò che passava il convento! Insomma una ventina di patetici e romantici poveretti al confronto dei delinquenti di questi tempi!
I carcerieri che ricordo sono in primis il grande e storico don Salvatore D’Errico, padre di Marcella amica delle mie sorelle nonché del mio amico e compianto Tonino dotato di grande talento che gli valse anche nella sua professione. A don Salvatore succedette il signor Sorrentino, napoletano, proveniente da quello di Manduria, uomo con baffetti e marito di una maestra (mi pare padre di un medico). Seguì il mitico Nino Pacchiese (alias Nino Loprete) che è morto ultracentenario, attivo e lucido fino alla fine. Oltre al soprannome Pacchiese era denominato anche “bazzzicotto” per la grande abilità e imbattibilità quale giocatore di bigliardo.
Quanto ai Pretori ricordo anzitutto Alfredo Punzi amico fraterno di mio padre tanto che assieme si trasferirono da Gioia del Colle a San Giorgio. Mio padre fu il suo compare d’anello e vi fu un incrocio di comparizi per battesimi e cresime. Fu poi Presidente di Sezione nel Tribunale di Taranto e poi Presidente del Tribunale di Brindisi prima di trasferirsi definitivamente con la famiglia a Bari. Era originario di Martina Franca dove trascorreva le vacanze in una casa canonica, nella periferia, assieme al vescovo di Brindisi Mons. Margiotta pure martinese. Per tutto il periodo da uomo pio e di profondissima fede qual’era faceva da chierichetto nel servire messa tutte le mattine.
A Punzi succedette il tarantino Giorgio Galbiati, persona di grande spessore, morto poi a Bologna da Procuratore Generale in quella Corte D’Appello (di lui conservo una splendida lettera inviata a mia madre il morte di mio padre).
Venne poi Carlo Infante, pure lui tarantino, e marito della bella e raffinata sangiorgese Maria Lentini ( ricorderai “le Lentini”). Arrivò poi il giovane napoletano Renato Squillante, una intelligenza raffinatissima e grande giurista i cui figli nacquero a San Giorgio (Mariano divenne inviato della Rai a Londra. La giovane e avvenente moglie, molto legata a mia madre che le fece da sorella maggiore, aveva una sorella che spesso veniva a stare da lei (Mary) e che compare in una delle vecchie foto che ti ho inviato avendola ricevuta da Giovannino D’Errico.
Nella foto di mio padre in udienza compaiono il suddetto Infante e in funzioni di P.M. il Sindaco dr. Giuseppe Venneri (allora le funzioni di Pubblico Ministero potevano essere svolte dal Sindaco del Paese e Venneri ci teneva parecchio).

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A proposito del mite e pio Punzi ricordo che sotto il balcone del suo studio (detto “gabinetto”!) vi era il banco di un pescivendolo che era solito urlare a squarciagola e l’estate, con le imposte aperte, disturbava la concentrazione del giudice. Fu così che il mercatino del pesce venne spostato nella piazzetta al lato opposto della piazza. Parlo ovviamente della originaria sede della Pretura in piena Piazza.
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Voglio poi ricordarti il collega cui succedette mio padre. Si tratta di Alfredo Marasco che proprio per il servizio prestato a San Giorgio conobbe e sposò una delle sorelle Robaud, unica andata a nozze. Le altre erano appunto le “signorine” Robaud o meglio: le Robbò!

Un caro saluto e … non stancarti mai di “ossigenarci”!!! Gino

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5 thoughts on “L’Ex carcere di San Giorgio Jonico

  1. Sento ancora di dover ricordare con tenera simpatia quei patetici soggetti che si alternavano nelle celle di quel carcere da film di Totò. Erano personaggi, autori di piccoli reati che incorrevano nei lacci della legge che allora veniva applicata con rigore (vi era la certezza della pena!). Appunto, piccchiatori di povere mogli, rissosi da bar ecc. A fronte della criminalità e della violenza di questi tempi quel piccolo e romantico carcere potrebbe quasi essere la foresteria di un convento!
    Essi stessi dal cielo rideranno delle loro piccole malefatte e della umanità con cui venivano giudicati … e trattati in corso di pena!
    Non ringrazieremo mai abbastanza la nostra Anna che ci fà riscoprire paginette di un passato che molto amiamo rimpiangere riportando alla luce uomini e cose che, oggi, ci fanno sorridere con un pizzico di rimpianto. E’ stato scritto che la vita è una rappresentazione teatrale: “ciascuno sulla scena recita la parte che deve”! Come appunto quei poveri fratelli ospiti di don Salvatore, lo stesso carceriere, i carabinieri e i giudici chiamati a giudicare e il bravissimo cuoco Pacchiese che a volte, per rendere più appetibile la sua mensa, capiotava che ci rimettesse del suo.
    Che tempi!

  2. Gino ieri sera mi sono recata ancora in quel luogo della memoria, molta cose non sono più uguali…sorprendono i disegni, quelli salvati, perché sono di ottima fattura. Quelli ritrovati nell’area femminile sono stati coperti dal nuovo intonaco. Sono riproduzioni fedelissime di Santini, probabilmente disegnati e riprodotti dalla stessa mano d’Artista recluso. Doveva avere un buon approvvigionamento di Pastelli o gessetti o colori a olio, se il tempo li ha risparmiati, se sono giunti fino a noi. Certo non si tratta di “secoli” ma certamente una settantina di anni devono averli… Io, pur nella scoperta e nell’apprezzare questi disegni, sono rimasta un po’ delusa… nella mia immaginazione speravo di trovare scritte, disegni, nomi, frasi di ribellione, invocazioni di aiuto…cuori trafitti e parole d’amore… Niente di tutto questo… talvolta l’immaginazione galoppa a briglie sciolte…meglio constatare coi propri occhi, vedere la realtà e toccarla con le amorevoli mani della Memoria ritrovata.
    l’Atrio, è stato ri/ pavimentato con piastrelle di ceramica. La mia amica Ada mi diceva di essere andata tante volte con le Signorine De Siati, pie donne dedite alle opere caritative, ad allestire l’altare per la celebrazione della santa messa specie nei giorni “grandi” come la Pasqua e il santo Natale.

    Ieri è risuonato molte volte il nome di “Pacchiese”, mi hanno detto della madre, una donna piccola e minuta che preparava i pasti…hanno menzionato alcuni nomi di sangiorgesi che erano “assidui” frequentatori di quei luoghi….a conferma di ciò che tu amabilmente ci hai narrato nel tuo prezioso scritto!

  3. Cara Anna, i decenni trascorsi sono tanti e i ricordi sfumano col tempo. Potrei sbagliarmi se penso di attribuire qualcuna di quelle raffigurazioni sacre alla mano del giovanissimo Natalino. Egli, poco meno che ventenne, praticò per un breve periodo l’hobby della pittura e fece alcune cose belle e interessanti andate perdute.
    Mi piace ricordare che noi teneri di cuore e facili alle cottarelle estive lo ingaggiammo per fargli dipingere sullo scoglio della spiaggia “Il Gabbiano” (al tempo, “La Fontana” per via di una sorgente d’acqua alle spalle dell’arenile) una bella madonnina. Quella madonnina, che mi dicono ancora visibile, serviva per i frequenti e improbabili giuramenti di “eterno amore”. Sotto questo aspetto fu molto frequentata da noi giovani spergiuri cui la dolcissima Madre non ha lesinato pietosi sorrisi!
    Ora il caro Natalino è alle prese con problemi di salute ma appena sarà guarito gli chiederò se mise lo zampino anche nel carcere (???) di San Giorgio (anche lì è probabile, conoscendo la pietas di quegli uomini semplici e sfortunati, la Madonnina raccolse promesse di “non farlo più” e non è detto che furono promesse non mantenute a fronte delle nostre!).
    Un caro saluto.

    • Carissimo Gino, quale piacere questo tuo contributo… devo dirti una cosa che ti farà piacere, la sera della festa del santissimo Crocifisso.. ebbi l’onore e l’onere di declamare una poesia di Natalino… mi costò uno sforzo incredibile perché mi fu data all’ultimo momento..ma ce la misi tutta e la lessi, lì, sul sagrato della “chiesa nova”!

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