La Cucagna

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Cucagna- ovvero- lu palu ti lu sapone.

Si tratta di un’antica gara che si teneva nelle feste patronali, ma se ben ricordo si faceva soprattutto per la festa del Primo Maggio, giorno della festa del lavoro.
Un lungo palo intriso di sapone ammorbidito, quello che usavano le nostre nonne, con in cima ogni ben di Dio, vedeva misurarsi in indimenticabili sfide tanti uomini armati di…coraggio e buona volontà. Lo spettacolo, al quale assistevano grandi e piccini, era davvero divertente, perché l’impresa era alquanto ardua. La sfida era una sfida soprattutto alla miseria, perché il vincitore, cioè colui il quale arrivava in cima al palo senza essere trascinato via dal sapone, portava a casa un ricco monte premi, costituito da salami, prosciutti, provoloni, pasta e quant’altro si metteva in palio.
Assistere allo spettacolo della Cuccagna, costituiva un momento tanto atteso dalla popolazione intesa nella sua più ampia accezione; giovani, vecchi, uomini e donne, ma soprattutto per i bambini questo era un momento di puro divertimento, un divertimento gratuito, ilare e soprattutto raro.
Io ricordo come in un sogno “lu palu ti lu sapone” nei pressi del vecchio Municipio, all’angolo della Piazza dove insiste la Lapide dei Caduti… ricordo le risate del pubblico e la mia disperazione nel vedere quanta fatica occorreva per arrivare in cima e portarsi via tutto quel ben di Dio.

@ foto reperita sul web

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6 thoughts on “La Cucagna

  1. COMMENTO DI ANGELO AGNINO: Anna cara, vorrei tanto farlo ma nn sono alla tua pari di raccontare scrivendo storie ,vediamo un po’ , all’inizi degli anni 70 io ero un ragazzino e ricordo bene che nella giornata di oggi le vie principali che portavano alla piazza allora (piazza margherita)erano addobbate a festa, e al centro della piazza vi era issato un palo ben saldo a terra e tenuto da tiranti in cima , questo era il palo che cosi si presentava prima che si svolgeva la manifestazione della festa del primo di maggio , ma quando veniva la sera la nostra piazza si affollava di cosi tanta gente per assistere all’evento vero e proprio della festa, la cucagna cosi era chiamata, oggetto principale dell’evento era quel palo che la mattina quando lo avevano innalzato uno si chiedeva mo questo a che serve , ma la sera lo vedevi li maestoso super illuminato al centro di tanti sguardi e voglia di andare su in cima , si perchè in cima vi era la vera e propria ragione di tutta quella gente presente, ti vedevi su legati salcicce provoloni ,prosciutti e tant’altro ben di dio, aspettavano solo che qualcuno andasse su a prenderli, per qualcuno l’impresa poteva essere facile ,ma ha rendere ardua l’impresa era quella massiccia quantita’ di grasso che era avvolto intorno al palo per tutta la sua altezza, e qui che si dava inizio ad uno scenario da mille e una risata alla gara della cucagna (perche’ poi tutta la manifestazione non’ era altro che una gara dove si sfidavano svariate squadre) si buttava il tocco a chi prima partiva ma erano i primi tentativi i più duri e allo stesso tempo più belli da vedere, perche’ dovevano in un certo qual modo togliere il grasso avvolto al palo e tentativo dopo l’altro tra un continuo alternarsi fra squadre si andava sempre più su per raggiungere quel ben di dio appeso ,e in tutte queste salite e discese rapide a causa del grasso la gente attorno si scompisciava dalle risate , ti vedevi quei baldi giovanotti tutti unti di grasso in ogni parte del corpo , si perche’ a volte capitava anche che a qualcuno si slacciavano i pantaloni e qui che sentivi il boato del pubblico che si divertiva , naturalmente poi tra svariati tentativi alla fine ci si riusciva ad arrivare in cima al palo calare giù tutto quanto , una volta giù si festeggiava fra loro bevendo e mangiando , e poi la festa del primo maggio passava al solito giro rituale in mezzo alle bancarelle. cara amica anna spero sia stato chiaro nel raccontare ciaoooo
    Angelo Agnino.

    • vorrei dire che sono incredulo e’ la mia prima volta che mi vedo leggere qualcosa di mio, l’ho scritto su invito della cara amica ANNA MARINELLI , ma solo ora che lo rileggo provo una sorta di emozione per la descrizione sul palo della cucagna che ho fatto

  2. Angelo, hai saputo raccontare meravigliosamente…sono tornata bambina e le tue parole hanno evocato antiche usanze, hanno riportato alla mia mente scene dimenticate.. hai fatto non solo felice me, “Raccoglitrice di pepite d’oro”, ma tutti coloro che abitualmente mi seguono da qualche anno..
    non è il pubblico festoso e “cannaruto” del nostro gruppo di “Come si mangiava nna vota” o del Bianco e Nero nel Cuore, ma un pubblico di affezionati e nostalgici amici che ogni tanto mi dedicano una porzione della loro attenzione e del loro tempo prezioso… Ci hai fatti felici tutti, ne sono certa e di questo ti ringrazio vivamente.

  3. Linguisticamente, dalla serie onomatopeica Cu-Cu si ha, tra le altre, la voce Cucco “prediletto” donde il verbo d’azione Cuccare che sta anche per “prendere” e la locuzione Cucco di mamma in complanare con la più diffusa Cocco di mamma. L’omonimo Cucco, sinonimo di Cuculo e figurativamente “balordo”, è dal latino Cuccus.
    Diversamente da quanto si possa credere, il termine Cuccagna non è riferito al “prendere (cuccare)”, come chi s’arrampica sull’Albero della cuccagna, ma è un omologismo dal gotico Koka da cui il tedesco Kuchen e il provenzale Cocanha con valore di torta; verosimilmente la radice è dal latino Coq, che ritroviamo sempre nel latino Coquina e nell’italiano Cucina.
    Dal valore di “torta”, quindi, il termine, attraverso una metaforizzazione, avrebbe assunto l’attestazione di “premio in cibo appetibile” per chi riesce a risalire l’albero.

    Storicamente, dell’originario rituale che si svolgeva la notte del solstizio, la più corta dell’anno, sarebbe rimasta sino al XX secolo la tradizione dell’Albero della cuccagna.
    Il bisogno primario delle famiglie era il vitto e, infatti, un particolare albero, che pare si richiamasse a un ancestrale albero di maggio, era assunto a emblema di copiosità dei campi, all’ombra del quale si svolgevano i riti propiziatori, praticamente in tutta Europa, paesi del Mediterraneo inclusi.
    Quel sacro tronco che nei secoli a venire si sarebbe ridotto a palo della cuccagna adottato nelle sagre parrocchiali, dalle invitanti cibarie penzolanti quali biscotti, frutti e insaccati; talvolta vi era aggiunta una busta di danaro offerta dai padroni o dalle offerte dei fedeli.
    Un gioco di atletica agilità per guadagnarsi i premi in natura arrancando su per la pertica cosparsa di grasso; una allegoria di popolo a significare la propria destrezza per guadagnarsi il pane quotidiano.
    La cristianità, poi, lo aveva assunto a simbolismo dell’anima che raggiunge il Paradiso.

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