le palomme

La scarcella di Rosa

La scarcella di Rosa

73743_10200657041939320_289093438_n21[1]100_3386[1]10250333_1475987475952563_6324135182186012262_n[1]Scarcella[1]10177395_646267608742742_204776540883379812_n[1] src=”https://saporidelsalento.files.wordpress.com/2014/04/1468742_674850769229274_2652058450962303287_n1.jpg” alt=”La scarcella di Rosa” width=”480″ height=”360″ class=”alignnone size-full wp-image-2671″ />1975213_611150642303997_459520226515916254_n[1]

La Pasqua non è come il Natale, che preceduto dalla Festa dell’Immacolata e di Santa Cecilia inizia a spandere la sua aria di festa fin da un mese prima.
La Pasqua è preceduta da un periodo di tenebra, di riflessione, di compassione per le sofferenze, i dolori di Gesù e di Maria, sua Madre… La via Crucis, la condanna, la crocifissione, la morte…
Nella pia pratica della Via Crucis non era contemplata la RESUREZIONE!

Nelle famiglie l’attesa della festa la si viveva quasi in sordina… non si accendeva la Radio, non si accendeva la televisione… sottovoce si ripeteva il ritornello: “La Settimana Santa non si canta/ ch’è la Passione di Nostro Signore!”

In famiglia la madre, per stemperare l’atmosfera, preparava i dolcetti, prima che i bambini avessero le vacanze Pasquali, che duravano pochi giorni. primi tra tutti Le “palomme”, i canestrini, l’agnellini di pasta dolce con l’uovo incorporato e ricoperto di anisette variopinte. Mentre nei paesi anglosassoni il simbolo della Pasqua è il coniglio, da noi è la colomba a riprendere una leggenda addirittura biblica…

La colomba come simbolo della Pace, l’uovo come simbolo della Vita che risorge.. era lontana allora, per i bambini, la possibilità di avere l’uovo di cioccolata, magari con le “sorprese” contenute all’interno, avvolto nei fruscianti fogli di carta argentata… qualche famiglia abbiente se lo poteva permettere… non era arrivata ancora l’epoca del consumismo che impera nei nostri giorni…

Poche cose semplici, fatte con le amorevoli mani della mamma, erano le piccole gioie e le grandi sorprese della lieta stagione delle nostra lontana infanzia!

Annunci

6 thoughts on “le palomme

  1. Anna queste antiche tradizioni tramandateci aiutano i piccoli a sentirsi parte integrante della famiglia con relativa crescita nei sentimenti e nei valori;aiuta gli adulti a ricordare e ad apprezzare il valore delll’unione salda della famiglia di origine e questo non fa che aiutarli a credere nell’unità della famiglia che formano.In quanto a noi ci riportano alle vecchie e profumate cucine delle nostre mamme e nonne dove nei giorni di festa c’era un fervore e un entusiasmo che altro non era che il piacere di far felici i propri cari.

  2. Dal verbo Scarcerare dovrebbe essere ricaduto il sostantivo Scarcella o, secondo le adozioni dialettali, Squarcella o ancora Scariella; Scarcedda in versione di puro vernacolo.
    Si tratta di un dolce pasquale nella tradizione pugliese, meridionale in più largo respiro.
    Perché, dunque, Scarcella.
    La forma latina CARCER indica in origine le “sbarre del circo”, donde l’attuale attestazione in italiano di “carcere-prigione per uomini”.
    In senso tropologico, o metaforico che si voglia dire, il deverbale Scarcella avrebbe assunto, nel contesto delle celebrazioni pasquali, il valore di “simbolo della liberazione dal sacrificio”.
    Il sacrificio, cioè, della Quaresima (digiuno e penitenza) e, in senso lato, varrebbe il meritato cibo liberatorio del peccato, una sorta di ideale congiunzione con l’acqua battesimale o una sua omologazione.
    L’uovo in essa contenuto è il simbolo naturale della rinascita, qui di virtù spirituale.
    La tradizione è antica, precristiana, e pertanto pare che gli imperatori romani, i rappresentanti degli dei in terra, ne facessero similmente un uso rituale, logicamente in forma, contenuto e tempi diversi.
    L’origine si sperderebbe in un trapassato remoto, riecheggiante oggi nella pratica religiosa della cosiddetta Teofagia, e che riaffiora tra alcune popolazioni primitive, le quali usano mangiare carne di particolari animali (canguro, cammello, capra) sacrificati ai simulacri totemici, allo scopo di guadagnarsi una mistica comunione con le divinità.

    Occorre, nondimeno, considerare due teorie avanzate da alcuni ricercatori linguistici.
    L’una vorrebbe il lemma discendente dal greco ESKHARA “scorza” svoltosi nel latino ESCHARA donde l’affermazione di Scarcella in “tipico dolce meridionale (ciambellone) crostoso”.
    L’altra, invece, si attiene al latino CARPARE “prendere-cogliere” (vedi la locuzione CARPE DIEM “cogli l’attimo”) il cui Participio passato CARPUS col prefisso sottrattivo EX italianizzato S ha dato Scarso e da qui il sostantivo figurato Scarsella “borsa con scarso denaro”.
    Il passaggio a Scarcella sarebbe dovuto poiché questo dolce è stato ideato con ingredienti poveri (scarsi).

  3. Con la fantasia e l’ingenuità del tempo la palomma diventava “un dolce” pasquale. In effetti era soltanto la pasta di pane con sopra un uovo. La dolce e calda atmosfera della grande festa ce lo faceva immaginare un grande dolce e tale resta incancellabile nel cuore di noi che avemmo la felice sorte di vivere quell’incanto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...