LA FORNAIA

1779303_10202254959487937_1181762039_n[1]le frisellebambola di panebambola di panedisegno

Una volta si faceva il pane in casa e si portava al forno pubblico, anzi, veniva una collaboratrice della fornaia a prelevarlo, adagiato su lunghe tavole infarinate e coperto con coperte di lana.

Ai piccoli di casa la mamma (o la nonna) soleva fare un pupazzo di pane detto lu monicu. (il fraticello)

In estate si utilizzava l’uva passita raccolta pazientemente dalle donne durante la vendemmia, per confezionare un prelibato pane cu lli passili o cu ll’alìe nere

La fornaia conosceva le forme del pane di tutte le sue clienti. Ogni pane, infatti aveva un segno di riconoscimento; il segno di un pizzicotto, di un cerchio fatto col bicchiere, la cifra iniziale del nome e del cognome, e talvolta anche del soprannome col quale si era conosciuti e così, meglio identificati.

Il Lavoro della fornaia era duro e consumava la vita. Davanti alla bocca del forno sempre acceso e alimentato con le fascine delle vigne potate (saramiénti) e delle ramaglie degli ulivi (stroma) si spendevano molte energie.

Molte donne vedove esercitavano questo antico mestiere che permetteva loro di vivere dignitosamente e allevare i figli con il sudore delle loro fronti e la fatica delle loro laboriose braccia.

Annunci

8 thoughts on “LA FORNAIA

  1. questa faccenda delle bambole fatte con la pasta di pane è davvero una cosa eccezionale…ma, qui su questo bellissimo Blog sono moltissime le pagine di grande interesse culturale, più di cose culinarie…
    Pina, sempre più incantata da questi Sapori..

  2. La nostra cara Anna più che darci ricette ci “RACCONTA” quei piatti che accompagnarono la nostra felice adolescenza. E ce li racconta così bene, arricchiti da splendide fotografie, da farci quasi sentire il loro profumo e farcene assaporare la squisitezza. Quei piatti inoltre ci fanno rivedere le nostre indaffaratissime mamme che non conoscevano la “cucina veloce” e che nel prepararli ci mettevano una cur e un amore infiniti!

  3. sono andato a ripescare una mia vecchia pagina tratta dal volume “La pulzella delle specchie” Ed Piazza Treviso 2001 di parziale ambientazione salentina. Mi piace riproporla senza tema di pubblicità poiché il romanzo è ormai fuori vendita
    Pagina che ha contribuito a far guadagnare al libro, bontà loro, il premio D’Annunzio 2002.
    Spero di aver fatto cosa gradita. e grazie dell’attenzione.

    \…\ I cronisti d’epoca fanno di questo pane di campagna o pane nero una descrizione quanto mai deprimente, imputandogli un’impastatura immangiabile; eppure, oggi, sebbene la lavorazione sia di poco migliorata, è glorificato sulle tavole.
    Le giovani massaie si dedicavano a cuocere un sostanzioso pane cuètto: con in mente la cucina materna, facevano bollire in pentola patate, pomodori, cipolla, aglio, sedano, verze o cime di rape, olive nere e sale.
    Prima di mettersi a desco, v’immergevano del pane indurito, poi scolavano e servivano il tutto nelle ciotole.
    Il capo famiglia spruzzava le razioni fumanti con parsimoniose linee d’olio d’oliva, di sua esclusiva facoltà dispensatoria.
    Era abitudine, del tutto maschile, mescolarci li diavulìcchi, ovvero peperoncini rossi e piccantissimi.
    La pausa lavorativa del mezzodì non bastava quasi mai, allora s’appaiava il pane nient’altro che con olive o con pecorino e sovente, troppo raffermo, ne bagnavano i tozzi e ci strofinavano energicamente dei pomodorini, improntandovi acquosi semi, che schizzavano dappertutto come rosse faville, se non si aveva l’accortezza di spremerli prima in bocca, tra i denti; poi, vi polverizzavano con due dita un pizzico d’origano e lo tendevano al capo famiglia, che vi colava una croce d’olio, come in una formula magica.\…\

    • Ferruccio, hai ribadito il bell’articolo di Mino, nel ripescare questa tua bella pagina tratta dalla Pulzella delle Specchie, di cui mi facesti dono tempo fa… Complimenti intanto per il meritatissimo Pemio.e non indugiare mai…postaci tutto quello che ritieni utile a dare valore a questo mio povero blog, che si mantiene sulle rendite delle Nostre pepite d’oro! Grazie Infinite.

  4. Che bello!!!
    E’ come rivivere quei momenti indimenticabili.
    Spesso capita a me rifare quei gesti con il pane indurito, bagnandolo e spremendo un pomodorino su, origano, olio e se per caso in casa vi è un ciuffo di rucola, mi faccio una mangiata sotto gli sguardi stravolti dei miei figli che non capiscono cosa si perdono.
    Loro sono abituati al McDonald, poveri ingenui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...