Un oggetto in estinzione

Qualche anno fa, un bontempone scosse tutto il paese con una domanda: “sapete come si chiamava quel ferro piantato davanti alle case, proprio vicino al primo gradino del portone?” la domanda fu lanciata da un “circolo cittadino”, frequentato da uomini, i quali dopo aver cenato e consumato la famosa Frisella, in tempo d’estate, suole radunarsi nei Circoli, nelle Associazioni varie o semplicemente sulle panchine della Piazza per scambiarsi opinioni di attualità, critiche sull’andamento dell’Amministrazione Comunale, sul tizio e sul caio che si trova sotto tiro e di tanto altro ancora.
La domanda passò di bocca in bocca, di casa in casa, da negozio a negozio, da padre in figlio! Insomma divenne un rompicapo. La risposta che tutti riuscivano a dare era” Pulizzascarpe” e non ce n’era altra che potesse soddisfare appieno l’intrigante richiesta. Quella, naturalmente nella forma dialettale, era la parola più confacente a definire quell’arnese di cui si erano perse le tracce.
nettascarpe copianettascarpe saporidelsalento

Quell’antico arnese, serviva anni e anni addietro, quando le strade non erano asfaltate e quando la maggior parte degli uomini si recava in campagna e tornavano alle proprie case con le scarpe infangate, a ripulirsi alla meglio prima di entrare nelle rispettive abitazioni. E va bene che prima di entrare in casa dovevano passare dalla rimessa, luogo deputato a custodire il traino, e successivamente ricoverare il cavallo, o il mulo nella stalla!!! le scarpe dovevano essere ripulite del “grosso” ovvero di qualche zolla di terra e di fango che si attaccava alla suola, specie dopo esserci stati giorni di pioggia.
Questi famosi ferri in ghisa venivano all’epoca realizzati in Austria e i costruttori li impiantavano su richiesta del proprietario della casa. Erano di diverse fogge, alcuni di gradevole manifattura altri più semplici, denotavano la signorilità e il ceto sociale di chi vi abitava.
Non se ne venne mai a capo di quale fosse il nome dialettale di quell’arnese, anzi, se ne erano perse tutte le tracce anche a volerlo andare semplicemente ad ammirare per riportarlo alla memoria.

Ma un bel giorno, mentre perlustravo Via Corona, alla ricerca di notizie su “Pippinu lu cumunista” che in quella bianca strada aveva abitato tutta una vita, l’occhio mi cadde sul famosissimo ferro! Non potete credere quanto grande fu la mia gioia. Aver trovato un reperto della nostra civiltà contadina mi procurò una gioia grandissima. Trassi dalla mia borsetta la fedelissima Canon e lo ritrassi, per donarlo a tutti voi.

nettascarpe
(In seguito alla pubblicazione dell’articolo, l’amico Cosimo Montanaro mi ha passato, molto generosamente, la foto del nettascarpe che anche lui con somma gioia ha trovato in Via Grazia Deledda, sempre qui, nel mio paese, San Giorgio Jonico, a conferma dell’utilità e dell’uso di questo oggetto in estinzione che non è poi così raro trovare nei nostri paese del Sud. Grazie Cosimo!)

Oggi invece, raccogliendo il suggerimento di Pietro, vi regalo l’immagine della “rasola”, un oggetto, sempre in ferro, che veniva usato dai contadini per ripulirsi le scarpe sporche di fango, (leggi Mogghja). Grazie anche a te Pietro.
rasola

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7 thoughts on “Un oggetto in estinzione

  1. Per avviare una proficua ricerca linguistica nelle nostre memorie io suggerisco di ripartire da “rasola” che è il parente più stretto dell’attrezzo descritto. Grazie!
    Pietro

  2. Pietro, dell’oggetto da te citato si è avuta una bella disquisizione su FB. Comunque ti ringrazio per il tuo intervento e provvedo subito alla pubblicazione della “rasola” postata dall’amica Rosa Lerede. Grazie per essere passato dal Blog!

  3. Il vocabolo italiano più accreditato pare sia Nettapiedi ma paiono più ricorrenti Nettasuole e Nettascarpe.
    Un deciso impulso alla sua diffusione fu dato al tempo del Fascismo quando le strade erano ancora sterrate e percorse da veicoli trainati dai cavalli, i quali, per giunta, vi lasciavano lo sterco.
    In accordo a criteri di pulizia e decoro adottati dal regime, erano immancabili all’ingresso degli alberghi, dei ristoranti e degli uffici pubblici, dove erano in coppia con le Sputacchiere.
    Erano, come descritte dalla valente Anna Marinelli, delle lamine metalliche ancorate nel terreno ed esteticamente lavorate secondo la dignità del locale.
    Nelle campagne invece, l’esempio “politico” era dato a ridosso degli immobili costruiti dall’Opera Nazionale Combattenti.
    In questo caso si trattava generalmente o di una staffa o di una barra quadra di ferro a lama infissa alla parete a un’altezza adeguata per appoggiarvi e strofinarvi agevolmente i piedi.
    Per quanto riguarda la voce salentina di quest’arnese, da ricerche compiute se ne evidenzia una buona varietà secondo l’adozione locale.
    Si avrebbe così – eccone qualcuna .da accettare con cautela – il Nnettasole (Nettasuole), il Pulizzasole il Rascasole, il Rattasole, lo Scarnasole, lo Spitrasole ed anche il Nnettascarpe, il Pulizzascarpe e cosi via.

    Un attrezzo nazional-popolare, quindi, e per curiosità vediamo come lo chiamavano altrove, in felliniano per esempio: il Razett dal verbo Razer “raschiare” oppure Zacloun dal sostantivo Zacla “fango”.
    Grazie dell’amichevole attenzione

  4. GLI ARTICOLI E GLI INTERVENTI DEL NOSTRO AMICO FERRUCCIO COME QUELLI DEI FREQUENTATORI DI QUESTO BLOG SENZA PRETESE, ARRICCHISCONO LE NOSTRE CONOSCENZE E SONO IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA MIA RICERCA. GRAZIE.

  5. … Anch’io in questi giorni, senza sapere che cosa fosse successo prima, ( vedi i vostri interventi – studi ), con amici stiamo cercando di dare un nome a questo ” ferro “; l’oggetto in questione, dalle mie parti – Rapallo GE -, è di forma mezzo tonda oppure in forma mezzo – rettangolare, per lo più murati nei muri vicini ai portoni. Ebbene è il nettascarpe, però stiamo cercando il nome in genovese. Aspetto una risposta di un’amico. Cordiali saluti Pietro Olmo, Rapallo

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