Memorie

pane e vino
Nella mente conservo memorie amare,
aride come cave di pietra,
irrorate dai miei avi con zampilli di fronte.
Catene di zolle mi inchiodano,
mentre lontano canti di sirene di ipnotico benessere
mi tessono reti di effimere illusioni.
Qui solo la calce risplende,
e la tufara non abbrutisce come fuliggine d’ acciaio.
Sul desco che corona la fatica fumano le fave;
caviale dei poveri son le olive nere,
e il bicchiere che alfin ristora è sangue al sangue.
A sera l’ulivo raccoglie invisibili cori tra le fronde
e li dirige con maestà solenne.
Nella mente conservo memorie di pietra,
e il pianto di una madre mescolato alle campane
dell’Ave Maria:
insieme, accatastando i giorni dell’attesa,
sospiravamo un eco di rotaie.
Non lascerò crescere l’erba sul selciato delle memorie:
estirperò gramigne di metropoli,
concimerò il mio campo con fertili ideali:
in roghi di speranza immolerò
le ultime valige di cartone.

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