La marmellata d’uva e altre provviste.

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Nel cuore della stagione estiva le massaie dei nostri paese facevano come le formiche.
Pensavano sempre ad accumulare provviste per l’inverno che veniva.
Ora però le stagioni sono cambiate, e l’inverno non è più tanto INVERNO,
e l’estate non è più tanto ESTATE, come ce le ricordiamo noi; io e quelli della mia generazione.
Se c’era abbondanza d’uva si prepara la marmellata, che, chissà poi perché, si chiamava Mustarda.
Erano ammirevoli le nostre mamma e mai stanche, mai si lamentavano per tutte le faccende che le assorbivano a tempo pieno, in ogni tempo, in ogni stagione.
Quando mia madre vedeva che l’uva fresca, raccolta da appena un paio di giorni cominciava a deteriorarsi, a guastarsi, ad attirare i moscerini, non ci pensava due volte, ne faceva marmellata, oppure la spremeva col metodo che solo lei conosceva e ne faceva un vino da consumare nei giorni di festa: la cosiddetta “lacrima”.
Quando ci capitava di ricevere dell’uva del tipo Italia o Moscato, con quegli acini golosi, grossi e succosi, mia madre non aveva il minimo dubbio; e mi pare di sentirla dire, ancora oggi: “Anna, no ti mancià la megghju megghju ca ti questa n’ama ffa nnu picca sotta spirdu”
E i fichi secchi accoppiati con le mandorle. E i vasetti di capperi sotto sale, e le melanzane sott’olio di cui andavo ghiotta…
Ora invece, se l’uva non consumata comincia a far volare qualche moscerino e qualche acino tende a guastarsi, non ci pensiamo due volte, la prendiamo e la scaraventiamo nel sacchetto della spazzatura:
in quello dove si raccoglie l’umido.
Eh! Sì. Le regole del nostro tempo sono queste e, a volte,non senza sforzo e pur di disfarci delle cose
” Inutili”, le osserviamo, eccome!

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3 thoughts on “La marmellata d’uva e altre provviste.

  1. La parola mostarda deriva dal francese moût ardent (mosto ardente), all’origine infatti la farina di grani di senape veniva sciolta nel mosto d’uva che diveniva, così, molto piccante. La storia della mostarda è iniziata , intorno al 1300, con l’ “invenzione” del mosto ardente, miscuglio che permetteva di conservare per lungo tempo un prodotto estremamente deperibile quale la frutta (ragione principale della nascita della mostarda). Anche se le origini sono così lontane, l’uso venne praticato molto tempo dopo, ovvero intorno alla metà del 1600, sopratutto nelle famiglie contadine dell’Italia settentrionale e, casualmente, intorno all’avvicinarsi del periodo natalizio. E’ bene precisare che l’origine della mostarda ha poco da spartire con la “moutarde”, ovvero la senape francese. L’unica cosa in comune che hanno i due prodotti è l’utilizzo della stessa pianta, la senape, usata per aromatizzare. La moutarde è infatti una salsa a base di aceto, sale e grani di senape, mentre la nostra mostarda è, a base di frutta con l’aggiunta di zucchero ed olio di senape.

  2. Cosimo, Grazie infinite per questo interessante commento..La “moutarde”, l’ho assaggiata a 22 anni, quando mi trovavo in Francia per il viaggio di Nozze, e precisamente a Marsiglia… un giorno affamati io e mio marito ci comprammo uno sfilatino con il wrustel e la senape… una cosa piccantissima.. immangiabile…da allora la odio!! ahahaahh!

  3. La squisita marmellata di uva ci ha accompagnato assiduamente nella nostra crescita. Mia madre durante l’estate in campagna ne accumulava “capase” e capase che ne avevamo per tutto l’inverno!
    Ne usava molta anche come ripieno dei famosi bocconotti che a lei riuscivano particolarmente squisiti.
    Col pane di una volta soltanto chi l’ha provata può capirne la squisitezza; niente a che vedere con Zueg, Santa Rosa e simili!
    Ricordo che si chiamava proprio “mostarda”, una delle tante belle paginette della felice (…e lontana) adolescenza.

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