Archivio | ottobre 20, 2013

La marmellata d’uva e altre provviste.

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Nel cuore della stagione estiva le massaie dei nostri paese facevano come le formiche.
Pensavano sempre ad accumulare provviste per l’inverno che veniva.
Ora però le stagioni sono cambiate, e l’inverno non è più tanto INVERNO,
e l’estate non è più tanto ESTATE, come ce le ricordiamo noi; io e quelli della mia generazione.
Se c’era abbondanza d’uva si prepara la marmellata, che, chissà poi perché, si chiamava Mustarda.
Erano ammirevoli le nostre mamma e mai stanche, mai si lamentavano per tutte le faccende che le assorbivano a tempo pieno, in ogni tempo, in ogni stagione.
Quando mia madre vedeva che l’uva fresca, raccolta da appena un paio di giorni cominciava a deteriorarsi, a guastarsi, ad attirare i moscerini, non ci pensava due volte, ne faceva marmellata, oppure la spremeva col metodo che solo lei conosceva e ne faceva un vino da consumare nei giorni di festa: la cosiddetta “lacrima”.
Quando ci capitava di ricevere dell’uva del tipo Italia o Moscato, con quegli acini golosi, grossi e succosi, mia madre non aveva il minimo dubbio; e mi pare di sentirla dire, ancora oggi: “Anna, no ti mancià la megghju megghju ca ti questa n’ama ffa nnu picca sotta spirdu”
E i fichi secchi accoppiati con le mandorle. E i vasetti di capperi sotto sale, e le melanzane sott’olio di cui andavo ghiotta…
Ora invece, se l’uva non consumata comincia a far volare qualche moscerino e qualche acino tende a guastarsi, non ci pensiamo due volte, la prendiamo e la scaraventiamo nel sacchetto della spazzatura:
in quello dove si raccoglie l’umido.
Eh! Sì. Le regole del nostro tempo sono queste e, a volte,non senza sforzo e pur di disfarci delle cose
” Inutili”, le osserviamo, eccome!