Fico

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UNA FOTOPOESIA ESCUSIVAMENTE PER VOI!

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10 thoughts on “Fico

  1. Soltanto chi ha potuto gustare il pregio di un fico “dottato” (uttaru) appena colto con le proprie mani può capire! E che dire della fortuna che abbiamo avuto noi con qualche “anta” di troppo nel vedere le donne raccogliere fichi riempiendone panarieddi e panarieddi per tutta la giornata, versarli sui cannizzi dove altre donne più anziane, e bambini spaccarli (spaccà li fichi) per l’essiccazione (siccà li fichi). E poi, vutà li fichi, ‘ncannizzà li fichi, ‘ccucchià li fichi, ‘nfurnà li fichi per poi gustarne la deliziosità per tutto l’inverno quando a nessun bambino si nergava ‘na poscia o ‘na francata di fichi!
    La poesia bella di Anna è come i colorati cannillini che arricchivano quella delizia.
    Suggerisco agli amici la lettura anche della poesia di Diego Valeri “IL FICO” tanto per completare la bella … meditazione sul tema.

  2. Grazie per esserti nuovamente affacciato a questa balaustra di sapori e ricordi, carissimo Gino…se vuoi, puoi allegarci tu la poesia di Diego Valeri sul Fico…me ne alimenterò anche io…Grazie e bentornato tra noi!

  3. Pensavo di suscitare qualche curiosità sul termine “Ncannizzà” ma ho pensato che si tratta di una circostanza strettamente legata al mondo contadino, particolarmente ai prodottori di fichi e, comunque, ad un mondo tramontato nella nostra zona con gli inizi degli anni ’60.
    ‘Ncannizzà significava accatastare li cannizzi e coprirli con un telone cerato nell’approssimarsi di un probabile temporale (quelli estivi di una volta con lampi e tuoni). Stranamente il pericolo si presentava spesso nei giorni di festa quando non si andava in campagna ed allora era un correre a predisporre lo sciarabballo o a inforcare le biciclette con l’aiuto solidale di parenti e amici per arrivare in tempo sul fondo. Il tutto ad evitare che i fichi stesi a seccare venissero rovinati irreparabilmente dalla pioggia. La mattina successiva seguiva lu “scannizzà” e i dorati frutti riprendevano il loro percorso di essiccazione. Personalmente, venendo da una parentela di agricoltori, ho avuto la bella opportunità di vivere queste pagine di vita agreste che per la verità rimpiango moltissimo!

    • Gino, certo che è interessante conoscere il significato del termine “ncannizza’ ” hai fatto un excursus storico affascinante e coinvolgente…i commenti dei miei amici sono il valore aggiunto alle mie piccole note, forse in previsione dei vostri approfondimenti… Grazie e saluti cari.

  4. Ho trovato e provato una vera delizia sfogliando queste pagine. Non posso fare a meno di complimentarmi con chi ha ideato il blog. Grazie. Vivo lontana dalla mia terra d’origine e qui trovo i sapori perduti e gli idiomi della mia lingua.

  5. E allora, gentile Rosanna, non ti resta che scavare nella miniera allestita dalla impagabile Anna Marinelli (anche tornando a ritroso nel tempo) e scoprirai tesori emozionanti in tema di cucina del sud, di tradizioni, usanze, fotografie e tanto altro. Buona ricerca! Luigi

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