I vecchi del mio paese

foto dal web

I Vecchi del mio paese

I vecchi del mio paese

sostano su panchine sverniciate

dipanando gomitoli di memorie

che risuonano come carte di caramelle

ripiegate nel taschino.

I vecchi del mio paese raccontano storie infinite,

all’ultimo raggio del giorno

che ascolta con stupore di bimbo.

Sanno mutare i loro volti di pergamena

in fisarmoniche sognanti

che si accendono ad un cenno di saluto.

Amano

narrare di tesori nascosti

sotto le “chianche” dell’antica piazza,

levigate da puledri in disuso.

E a sera,

recitando giaculatorie sconnesse,

si affidano ad uno scampolo di tempo

ormai liso come il loro bastone.

Come scolari li conto ad uno ad uno:

che non se ne perda nessuno

inseguendo il residuo di un sogno!

20/10/1987

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3 thoughts on “I vecchi del mio paese

  1. Questa poesia è una di quelle che caratterizzano la pregevole produzione di Anna Marinelli.
    Essa è un piccolo, condensato poema su quegli uomini e donne che hanno formato le nostre generazioni irrorando i nostri cuori e le nostre giovani menti di quell’antica saggezza manzoniana che ci portiamo appresso cercando di trasmetterne qualche seme alle nuove leve.
    Il terreno in cui si semina oggi non è più quello ma non disperiamo richiamando l’insegnamento evangelico “Spes messis in semine” (la speranza del carrolto sta nella qualità della semente).
    Anna ci dà sempre da pensare e per questo le vogliamo bene e la seguiamo in tantissimi !

  2. Oggi ho riletto PAESE MIO e I VECCHI DEL MIO PAESE con l’emozione di sempre.
    Semplicemente ti dico che tu parli e scrivi come una volta parlavamo e ci comprendevamo perchè continui a usare parole, frasi antiche, evocatrici di sensazioni passate e di certezze smarrite.
    Per fortuna tu parli a noi che abbiamo dimenticato il linguaggio dei padri e che, grazie a te, leggendoti, recuperiamo la loro saggezza e la nostra memoria.
    Se una poesia, rileggendola di tanto in tanto, ogni volta ti “ditta dentro” (per dirla con Dante) questa è la prova che si tratta di “poesia”.
    L’hanno già detto molti critici qualificati ma, nel mio piccolo, piace confermarlo anche a me. .

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