cannicci

fichi tostatifichi in essiccazionefichi al solefichi secchicannizzi

Non passa giorno che i miei amici non mi ricolmano di delizie…ieri ho avuto quasi 5 kg di fichi, ed io sono troppo golosa per ignorarli. purtroppo questi frutti di cui la campagna salentina sovrabbonda, sono delle vere e proprie Bombe energetiche.
Quest’anno ho pensato di essiccarne la maggior parte o regalarne a mia volta ai miei amici che come me ne vanno ghiotti!
Mio marito invece li adora tostati al forno, con o senza mandorle. Essiccarli comporta un po’ d’impegno
ma per l’amore che gli porto mi sono avviata in questa difficile, impegnativa e dolce tradizione del fichi ‘ccucchiati!

I fichi freschissimi si affettano facilmente, anche se ogni fico che taglio dice ” mangiami mangiami” si dispongono sui cannicci (stuoie di canne) che fanno parte della tradizione contadina e si trovano in quasi tutte le case.
Le canne, tagliate dai canneti che sorgono sui cigli delle stradine di campagna, vengono assemblate e “cucite” tra loro col filo di ferro. le canne così lavorate permettono l’areazione dei prodotti che vengono messi ad essiccare favorendone una perfetta essiccazione. Ci vuole però la pazienza di girare ogni giorno i frutti per farli maturare da ambedue i lati. Il cocente sole di questi giorni consente una veloce “seccatura” dei prodotti… ogni sera bisogna ritirare i cannicci, o coprirli con una telo, onde evitare che animali notturni facciano libagioni notturne….la mattina si scoprono…se viene a piovere improvvisamente si corre subito sul terrazzo a mettere al riparo i frutti esposti al sole…insomma Un casino! aahahah!

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3 thoughts on “cannicci

  1. Buonissimi!
    qui a Berlino costano 50 cent l´uno ,si chiamano FEIGEN ( si legge FAIGHEN) li ho comprati la settimana scorsa solo per desiderio,assomigliano vagamente ai nostri come sapore…….
    la prossima volta che mi viene un desiderio ,é megghiú cá mi lu fazzu passa!!!!

  2. Chi non ricorda con immensa nostalgia il gran darsi da fare delle donne (li femmini di campagna), approfittando delle giornate di sole e di tramontana, per raccogliere fichi pregiatissimi, maturi al punto giusto per poi riversare i panarieddi pieni sui cannizzi. Qui le donne più anziane e meno adatte alla raccolta, spaccare fichi con e sistemarli sul cannizzo in perfetto ordine ad essiccare (siccà li fichi)!
    E qualcuno ricorda il termine ‘ncannizzà, cioè accatastare i cannizzi per coprirli con un telone cerato al riparo della pioggia incombente a cura dei contadini che, visto il maltempo, si affrettavano in campagna con biciclette, motorini, birocci (lu sciaraballu) di solito nei giorni di festa quando in campagna non si andava (“il lavoro della festa se lo porta la tempesta” si diceva)?
    Nel primo autunno poi nel paese si diffondeva il piacevole profumo dei fichi infornati nelle “ramere” per essere poi lavorati (‘ccucchiati) e conservati per il lungo inverno, quando ai ragazzini si elargiva dalle mamme e nonne una poscia di fichi.

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