Lu massarieddu

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Nel post precedente ho cercato di descrivere per sommi capi la zona del tarantino nella quale si svolge la storia che sto per narrarvi. Mi corre l’obbligo di ringraziare l’amico Gino Bisignano, il quale, assiduo a sfogliare le pagine di questo blog, amabilmente, di tanto in tanto, mi manda alcuni suoi contributi che io accolgo come fresca e nutriente manna del cielo.
Lo accolgo come cibo dell’anima e della mente in un tempo di aridità interiore, in un tempo tutto speso nella dissipazione dei valori.
Del “tutto e subito”.
Pertanto pubblico integralmente il testo dell’amico Gino, non volendo appropriarmi nemmeno di una sillaba di quanto è uscito dal suo cuore, o meglio, non vorrei afferrare questa pepita d’oro purissima e metterla nel mio setaccio.
Si tratta di una storia edificante che non si può iniziare con il solito incipit:

” C’era una volta, in un luogo molto lontano da qui….”

La pubblico integralmente per condividerla con tutti voi, nemmeno una sillaba ho voluto cambiare, il dettato che la permea è denso di emozione e di stupore per il messaggio umano e affettivo che intende trasmetterci… per continuare a credere in questa umanità che sembra sorda ad ogni richiamo, cieca ad ogni bellezza nascosta nella vita degli umili.

LU MASSARIEDDU

Cara Anna, ti allego la foto di un giovane pastore perchè
mi piace portare alla tua conoscenza questa toccante storia vera dei nostri giorni.
Parlo della masseria che si trova alle spalle del cimitero di Faggiano.
I genitori del ragazzo lavorano (il padre camionista in giro per l’Italia) sicchè il nostro massarieddu se lo sono cresciuto i nonni paterni titolari e conduttori della piccola masseria.
Io per anni ho acquistato da loro le provviste di pecorino, cacio ricotta, ricotta forte ecc. tanto che si era stabilita una certa familiarità per cui la visita annuale contemplava anche di accomodarci e di bere assieme una birra.
Un paio d’anni fa apprendo da amici di Faggiano che il massaro era da poco morto in incidente stradale, investito da un camion durante il giro di consegne dei suoi prodotti caseari, a bordo della sua Ape (la moglie la conserva ancora così ridotta, mostrando a tutti “la portella” sfondata. Io e Tonino ci recammo subito al cimitero dove ci indicarono il loculo, sulla fila più alta del settore tanto da potersi vedere anche dal di fuori del muro di cinta.
Quindi andammo dalla signora più per le condoglianze che per acquisti.
Fummo accolti con la solita cordialità e ospitalità ed essa ci raccontò dell’incidente mostrando anche a noi l’Ape e la “portella” sfondata.
A questo punto, grazie al rapporto che si era nel tempo stabilito, ci raccontò che la “morra” volle rilevarla il nipotino appena sedicenne!
Tutti furono titubanti sia per l’età ed anche perché la nonna aveva richieste di acquisto da altri interessati. Chiese al nipote come avrebbe potuto, lui così giovane affrontare tutti i giorni le difficoltà del duro mestiere e come avrebbe potuto consentire alla nonna un concreto realizzo economico non avendo lui alcuna disponibilità. Il ragazzo non si perse d’animo; lui voleva che il gregge restasse lì e propose alla nonna di prelevare sera per sera il latte scalando su un quaderno la somma da lei stabilita fino al saldo!
Gli adulti capirono che il sogno del sedicenne andava assecondato almeno per un periodo di prova. Così fecero.
Mentre la nonna raccontava sentimmo lo scampanio della morra che stava rientrando.
A questo punto la nonna ci confidò che sin dal primo giorno di pascolo lu massarieddu cambiò il tragitto del rientro alla masseria. Loro se ne accorsero e capirono immediatamente ma non ne fecero mai cenno. Né lui, a sua volta, accennò mai alla cosa.
Insomma scoprirono che il meraviglioso massarieddu, mostrando una finezza d’animo e un amore immenso verso l’amato nonno, tutte le sere teneva il gregge per una mezzoretta fuori dal recinto del cimitero in modo che il nonno da quel loculo così alto potesse vedere le sue pecore e queste il loro vecchio pastore.
Non potei evitare di fotografarlo, ovviamente tenendo gelosamente il segreto affidatoci dalla nonna!
Una storia d’altri tempi? No, una storia vera dei nostri giorni!
Io e Tonino concludemmo che questo ragazzino di sedici anni è un vero raggio di luce che rischiara il nostro futuro ( ti confido che ho voluto ostinatamente ignorare il seguito della vicenda perché voglio conservarla così come l’ho toccata direttamente per poterla raccontare ai miei nipoti e nipotini).

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