Lu massarieddu di Faggiano (introduzione)

foto dal web

Amici, premesso che siete tutti in ferie, premesso che non si ha tempo per sfogliare pagine dei blog degli altri, premesso che anche se si sfogliano pagine e post nessuno ha la bontà di lasciare un cenno di saluto e di gradimento, semmai ve n’è stato, mi corre l’obbligo di informarvi che Faggiano è un ridente paese che sorge vicino al mio e anche questo paese è immerso in un lago di luce e di tranquillità. Tale luce e tale tranquillità la infondono nel forestiero che vi transita, specialmente in tempo d’estate. Faggiano infatti dista appena sei Km dal mare e appena dodici dal Capoluogo, Taranto.

La luce e la tranquillità di cui vi parlavo è distribuita equamente nei pochi km che separano il mio paese d’ origine, San Giorgio Jonico e Faggiano, passando per il piccolo agglomerato di case che va sotto il nome di Roccaforzata.
Cosimo Quaranta così lo descrive: “Come falco regalmente artigliato su una roccia, svetta, naturale sentinella di Taranto fin dal IV secolo,la nobile Roccaforzata”

Faggiano invece sorge all’ombra di quella “roccia” (Lu Monte ti la rocca) ed è preceduto da un fertile faggeto dal quale prese il nome.

Attraversando queste stradine di campagna che fungono da cerniera tra un paese e l’altro si possono scorgere distese verdeggianti di terreni coltivati a uliveti, vigneti, frumento e frutteti.

Qua e là si scorgono alcune vecchie “Torri” che davano ristoro al contadino e gli consentiva di ripararsi dalle improvvise piogge primaverili. Nella Torre si riparava la bicicletta, o L’Ape, o il tascapane con un tozzo di pane e formaggio per rifocillarsi a metà giornata e l’immancabile Vummile di cui ho già, più volte, parlato.

La torre è una stanza di pochi metri quadrati, rustica, ma cosa sorprendente, era sempre dotata di Fumaiolo.
Cosa non aveva mio padre in quella sua vecchia torre. E’ impensabile oggi, a distanza di anni dalla sua dipartita e la relativa vendita di quel piccolo vigneto, poterne fare un inventario attendibile.
facendo appello ai miei vaghi ricordi proverò a descrivere quell’emporio privato e confortevole! Una vecchia Radio, una sedia sdraio malconcia, secchi, panarieddi, zappe, rafia, cerotti per empiriche medicazioni,lu”mpiciato” ahahhaahha! ma tu guarda anche una pepita di vocabolo m’è toccato di ricordare. Lu ‘mpiciatu era un vecchio impermeabile che mio padre indossava alle prime luci dell’alba, quando si recava nella vigna e questa era ancora tutta madida di brina notturna.

Bene, penso di dover sospendere questa lunga introduzione al vero e proprio post annunciato nel titolo…Lu massarieddu… l’ho ritenuta necessaria e propedeutica.

Sì, domani forse, o tra qualche giorno, vi racconterò una storia degna della penna del De Amicis!

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2 thoughts on “Lu massarieddu di Faggiano (introduzione)

    • Sì, Francesco, è totta colpa di quiru monte ti la Rocca ci a Faggiano e alli faggianotti “li manca la menz’ora”, perché quel monte impedisce al sole di rendersi visibile alla solita ora…a Faggiano è visibile solo una mezz’ora dopo e per questo che gli è stato affibbiato il “ditterio” a quei poveri faggianotti!

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