La seggiola rossa

la seggiola rossa

L’altra notte, non potendo dormire,
mi sono alzata e mi sono seduta sulla seggiola rossa impagliata,
eredità di mia madre e delle cose preziose del mio passato.
La sedia è sempre lì,
sulla veranda all’aperto,
perché spesso mi alzo quasi all’alba
per catturare il rosa dei mattini col mio obiettivo fotografico.
Dentro la stanza l’aria era insopportabile,
dovevo fare qualcosa per mettermi in salvo.
Potevo morire in quella temperatura da alto forno.
Mi sedetti priva di vita…
Mi sedetti come solo una statua può sedersi.
Ma fu stupore per le mie membra.
Percepii una sensazione inimmaginabile,
la percepivo e volevo scriverla..
la parlavo, la raccontavo a me stessa per imprimere
quella esperienza nelle pieghe della mia anima
come se la vergassi su un accartocciato foglio di papiro…

Fu come se le mille braccia della notte mi attendessero, mi cullassero.
Fu come se mille aliti di vite invisibili mi soffiassero frescura,
fu come invisibili ali di farfalle e di volatili altri
mi facessero da ventaglio.
Sentivo le mille creature della notte
e che popolano quello stadio di tempo che precede l’aurora,
fare capannello intorno a me, e mi facessero la respirazione artificiale.
Fu come se mille amanti mi baciassero con aliti di zefiro e di favonio.
Fu come se mi restituissero alla mia vita ordinaria,
con una nuova fiaccola tra le mani,
per vivere ancora, ancora, domani…

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2 thoughts on “La seggiola rossa

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