le fave bianche e le fave nere

le fave neredonna che sbuccia le fave 2donna che sbuccia le fave

Transitando per le strade dei nostri paesi del Sud non è raro vedere sia donne che uomini intenti a sbucciare le fave. Un antico mestiere tramandato da madre a figlia, ma che non è disdegnato anche dagli uomini, quelli anziani però!

Ho avuto la fortuna di scattare qualche foto e con gioia le pubblico per voi! Una nota che certamente vi sorprenderà è quella secondo la quale le fave nere erano conosciute anche nell’antichità :in Grecia, le fave venivano usate in politica nelle votazioni per confermare un “progetto di legge”: le fave bianche indicavano consenso positivo, quelle nere, negativo.
Pratica che continuò nel Medioevo e fino all’Ottocento in Toscana dove si votava con fave nere e bianche.

Ritenendo interessante anche queste notizie trovate sul web che riguardano le fave nere mi sembra opportuno aggiungerle alle mie semplici e povere noticine!

“Le fave sono originarie dell’area del mediterraneo ed erano già conosciute nella prima parte dell’età del bronzo, già utilizzate per l’alimentazione nell’antico Egitto ed in Grecia.
Durante il periodo dell’antica Roma il tempo dedicato al ricordo ed alla commemorazione dei morti non era, come oggi, il primo giorno di novembre ma durava un’intera settimana nel mese di febbraio, che era l’ultimo mese del calendario romano ed era il mese della purificazione.
Una delle convinzioni tradizionali era che le fave nere contenessero le lacrime dei trapassati ed erano quindi l’alimento più emblematico di questa tradizione. Secondo Pitagora le fave nere celavano al loro interno le anime dei defunti, dobbiamo quindi interpretare il cibarsi di fave come un’ingestione dello spirito dei cari estinti.
Le fave nere erano anche utilizzate per diversi rituali: per implorare la pace ai defunti consisteva nello spargere questi legumi sulle tombe; erano anche considerate “scaramantiche” si usava gettarsele alle spalle pronunciando le seguenti parole: “con queste fave, redimo me stesso ed i miei cari”.
Durante i rituali dedicati alla Dea Flora, intere cascate di fave venivano gettate sulla folla in segno beneaugurante, ma al termine dei festeggiamenti il sommo sacerdote di Giove non poteva toccarle per la loro impurità.
Durante il periodo dedicato ai defunti si organizzavano veri e propri banchetti che comprendevano le fave nere, esse venivano anche date ai poveri, che le consumavano crude, mentre i nobili le cuocevano con diverse e tradizionali ricette con salumi e formaggi.
Successivamente all’avvento del cristianesimo e nonostante i cambiamenti apportati alle usanze le fave rimasero il simbolo delle commemorazioni ai defunti anzi divennero il cibo di precetto venivano consumate prevalentemente in minestre. ”
(note prese dal web)

Annunci

One thought on “le fave bianche e le fave nere

  1. Permettetemi di completare il bel testo sulle fave con alcune mie note,ringraziando dell’attenzione e augurando a tutti un bellissimoi agosto

    Il termine Fava (leguminosa) è dal lat FABA di tema BHABA, diffuso nel mondo dell’agricoltura, anche con la variante falisca HABA (lingua etrusca).
    Nel percorso linguistico, l’italiano conta Favùle “campo di fave” o “gambo secco della fava” dal latino FABULIS dove il suffisso ULIS-ULE sta per “stelo”e poi, oltre all’onomastica esplicita dal latino con Fabio, Fabiano e Fabìola, conta ancora Favagello o Favaiola, Favàggine (sorta di pianta), Favàio, Favarella o Faverella, Favata, Faveto, Favetta o Favino, e Favismo questo allergia anche grave dal legume, pur con la sola vicinanza, pertanto i commercianti sono dovuti ad indicarne all’esterno la vendita.
    In Campania, dalla provenienza delle fave locali, da Baia, è sorto il termine italianizzato Baggiana, cui Baggianata, Baggianeria, Baggiano.
    Nelle credenze popolari venete, invece, la voce Fave sta ad indicare le malombre senza pace delle donne morte da parto e che appaiono in piena notte… l’ispirazione per lugubri ed iperbolici racconti.
    Il motivo, questo, che avrebbe drasticamente allontanato le fave dal ricettario domestico veneto.
    La superstizione però parte da molto lontano: i greci antichi le porgevano cotte ai simulacri di Bacco e Mercurio in offertorio alle ombre dei defunti, verosimilmente per il colore ombrato di nero dei loro fiori, che si ritrova appieno finanche in una specie del legume (fave nere), colore che tra i greci era il simbolo del lutto, poi tramandato nel sud d’Italia (Magna Grecia).
    Lo studioso Pitagora asseriva che mangiare le fave valeva fagocitare le ombre e ciò dimostra, come in tanti altri esempi, il connubio scienza-superstizione che, perdurando nei secoli, ha fatto sì che quest’ultima giungesse nei nostri giorni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...