Archivio | luglio 20, 2013

le fave bianche e le fave nere

le fave neredonna che sbuccia le fave 2donna che sbuccia le fave

Transitando per le strade dei nostri paesi del Sud non è raro vedere sia donne che uomini intenti a sbucciare le fave. Un antico mestiere tramandato da madre a figlia, ma che non è disdegnato anche dagli uomini, quelli anziani però!

Ho avuto la fortuna di scattare qualche foto e con gioia le pubblico per voi! Una nota che certamente vi sorprenderà è quella secondo la quale le fave nere erano conosciute anche nell’antichità :in Grecia, le fave venivano usate in politica nelle votazioni per confermare un “progetto di legge”: le fave bianche indicavano consenso positivo, quelle nere, negativo.
Pratica che continuò nel Medioevo e fino all’Ottocento in Toscana dove si votava con fave nere e bianche.

Ritenendo interessante anche queste notizie trovate sul web che riguardano le fave nere mi sembra opportuno aggiungerle alle mie semplici e povere noticine!

“Le fave sono originarie dell’area del mediterraneo ed erano già conosciute nella prima parte dell’età del bronzo, già utilizzate per l’alimentazione nell’antico Egitto ed in Grecia.
Durante il periodo dell’antica Roma il tempo dedicato al ricordo ed alla commemorazione dei morti non era, come oggi, il primo giorno di novembre ma durava un’intera settimana nel mese di febbraio, che era l’ultimo mese del calendario romano ed era il mese della purificazione.
Una delle convinzioni tradizionali era che le fave nere contenessero le lacrime dei trapassati ed erano quindi l’alimento più emblematico di questa tradizione. Secondo Pitagora le fave nere celavano al loro interno le anime dei defunti, dobbiamo quindi interpretare il cibarsi di fave come un’ingestione dello spirito dei cari estinti.
Le fave nere erano anche utilizzate per diversi rituali: per implorare la pace ai defunti consisteva nello spargere questi legumi sulle tombe; erano anche considerate “scaramantiche” si usava gettarsele alle spalle pronunciando le seguenti parole: “con queste fave, redimo me stesso ed i miei cari”.
Durante i rituali dedicati alla Dea Flora, intere cascate di fave venivano gettate sulla folla in segno beneaugurante, ma al termine dei festeggiamenti il sommo sacerdote di Giove non poteva toccarle per la loro impurità.
Durante il periodo dedicato ai defunti si organizzavano veri e propri banchetti che comprendevano le fave nere, esse venivano anche date ai poveri, che le consumavano crude, mentre i nobili le cuocevano con diverse e tradizionali ricette con salumi e formaggi.
Successivamente all’avvento del cristianesimo e nonostante i cambiamenti apportati alle usanze le fave rimasero il simbolo delle commemorazioni ai defunti anzi divennero il cibo di precetto venivano consumate prevalentemente in minestre. ”
(note prese dal web)

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