Muretti a secco

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Il Salento è una terra davvero ricca di risorse e di beni ambientali. Persino le sue pietre sono un bene protetto, anzi, i suoi muretti fatti di pietre che comunemente chiamiamo “ muretti a secco” . Questi sono muri bassi che circondano una proprietà; sono muri di cinta, sono segni visibili dell’abilità dell’uomo.

Sono pietre incastonate, incatenate, concatenate, inserite, adeguate, manipolate, posate con grande maestria ed abilità dagli uomini del Sud, di quegli uomini che si vanno perdendo, estinguendo come categoria di artigiani della pietra, di quelle mani callose che con tanta perizia eseguono questi recinti pietrosi, che oramai sono un segno identificativo della nostra terra di Puglia.

Alcuni giorni fa ho visto da vicino alcuni muretti a secco; li ho toccati, li ho fotografati, li ho ammirati con sacro rispetto, pensando a quanto sudore sono costati ai nostri rudi uomini del Sud. Un muretto di questo tipo infatti è molto più impegnativo da realizzare rispetto ad un altro che fa uso di cemento. Oltre a questo è necessario molto tempo e pazienza poiché in un giorno difficilmente si potrà posare più di un metro cubo di pietre considerando che le pietre devono essere scelte ed eventualmente lavorate ad una ad una per poterle inserire nella muratura.

Per un muretto a secco bisogna lavorare con pazienza cercando di mettere la pietra giusta nel posto giusto. La solidità del muro è in gran parte dovuta all’abilità di far combaciare le pietre il più possibile, come in una sorta di puzzle in cui ogni pezzo deve trovare la sua giusta collocazione.

Una volta terminati questi muri restano forti come fortezze, nessuno, mai più li demolirà. Al loro interno, negli interstizi, troveranno rifugio i piccoli animali che popolano le campagne in cerca di frescura, in quanto essi immagazzinano umidità.

Non è raro infatti vedere il loro basamento ricoperto di muschio.

E’ stato bello ed interessante ascoltare quanto la nostra guida ci ha detto sui muri a secco che circondano come un materno abbraccio le nostre campagne. Ora li amo di più, e ogni volta che ne incontrerò alcuni penserò a loro, ai nostri instancabili uomini del Sud, abili ad incastonare pietre che osano sfidare lo scorrere inclemente del tempo.

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7 thoughts on “Muretti a secco

  1. Non solo tutto questo, i muretti, condensando l’umidità della notte e cedendola durante il giorno, effettuano una vera e propria funzione irrigua. Basta notare quanto siano più rigogliose le piante poste presso di essi. Questa funzione, sicuramente nota agli antichi, non si spiegherebbero altresì i muretti costruiti intorno a delle piante, spesso d’olivo, è poi caduta nell’oblio, tanto che molti muretti, stoltamente, sono stati abbattuti per lavorare meglio con le macchine, ed è stata riscoperta di recente.

  2. Comunque dobbiamo anche ricordare, che i nostri abili contadini hanno utilizzato la pietra (con la stessa tecnica dei – muretti a secco-) per la costruzione delle famose “pagghiere” che caratterizzano il paesaggio salentino. Queste maestose costruzioni – trulliformi -, che erano utilizzate come ripari temporanei o giornalieri dagli stessi contadini.

    • Cosimoooo, meno male che ti sei firmato minomino, che qui i Cosimo e i Mimmo abbondano!!! e grazie per essere passato a lasciare il tuo interessante commento…sai le “pagghjere” o ” lu pagghjaru”di cui ci hai parlato spesso divenivano alcove per incontri clandestini tra innamorati…questo non lo sapevi, giuralo!

  3. Comunque,’ per tornare ad essere seri, le pietre uscivano dal campo quando veniva fatto lo “scasso” cioè quando veniva preparato il terreno per le colture. In quel lavoro preparatorio uscivano molte pietre, le quali venivano raccolte e utilizzate in seguito per erigere questi tipici muretti che sono l’orgoglio delle nostre campagne.

  4. I migliori ” paritari ” erano quelli della provincia di Lecce, abilissimi a scegliere le pietre giuste che ,come un grande puzzle, si incastravano perfettamente rendendo l’insieme solido, robusto. Alcuni paritari si portavano le famiglie, che trovavano rifugio nei trulli di campagna o in piccole costruzioni chiamate enfaticamente torri. Quando, negli anni ’50 mio nonno fece realizzare un muretto a secco intorno ad un uliveto, feci amicizia con il figlio del paretaro, mio coetaneo, e ricordo che dal paese si erano portati persino una capra che viveva nel trulletto con loro e garantiva il latte per tutti. Ora questi muretti andrebbero custoditi gelosamente perchè sono entrati di diritto nell’immagine che in tutto il mondo identifica la Puglia e tutto il meridione della nostra bella Italia.

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