Le Mie Tagghjate

la tana della volpe1gola1la parete crivellatafossile. foto G.Carafa1sentinelle1scolo di ocre1verde ad oltranzaGrotta bianca G.Carafala grande golaa perenne memoria 1

cappero

Le Tagghjate sorgono alle pendici del Monte Belvedere, all’ingresso di San Giorgio Jonico,
sulla strada provinciale che da Taranto si dirige verso la cittadina di Pulsano.
Il Monte, intagliato dai cavamonti, fino agli anni 50/60, ha subìto una notevole trasformazione
che ha conferito al paesaggio una struttura caratteristica singolare e di grande fascino.
Da sempre soggetto privilegiato di artisti, di scrittori e poeti che ne hanno amorevolmente narrato le origini, ripercorrendone la storia, come anche le vicende umane di coloro i quali, con il sudore della fronte, hanno saputo imprimere alla pietra un’ architettura di indiscussa suggestività e bellezza.

Anna Marinelli

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9 thoughts on “Le Mie Tagghjate

    • Gino, il libro l’ho scritto, ma in questo sito le foto parlano da sè, come tu ben dici…ho messo solo una breve nota di accompagnamento, per stimolare il visitatore a voler approfondire la conoscenza e la storia di queste pietre irrorate col sudore della fronte dei nostri Avi.

  1. Magnifiche foto, suggestivi canyon scavati, non da fiumi impetuosi,ma dal duro lavoro degli uomini; monumento alla fatica ed al sacrificio.

  2. Sono tra i fortunati possessori del tuo prezioso volumetto “LE TAGGHIATE”. Lo terrò molto caro perchè mi pare sia esaurito e quindi ormai introvabile.
    Fai benissimo quindi a rendere anche altri amici partecipi di questo nostro patriminio unico che rende testimonianza a tutti coloro che per secoli hanno sputato sangue là dentro per il fatidico pezzo di pane!
    E il sudore di quelle fronti, quei corpi disidratati hanno prodotto il tufo che continua a incantarci nelle case e nei monumenti che arricchiscono la nostra terra.

  3. Queste cave sono state la palestra per molti giovani di ” free climbing ” , oggi si chiama così ovvero la scalata a corpo libero senza funi e o assicurazioni. Facevano parte del mio gruppo Massimo Scarinci, Angelo Sinisi, Merico Primaldo, Pietro Scarinci, MImmo Zingaropoli, Enrico Azzone, Mino Castellano, Pasqualino Frescoso, Mino Chiloiro. Peccato che non posso taggare i miei amici per renderli partecipi di queste immagini a noi note e ben impresse. Abbiamo trascorso quasi due anni in queste cave ed eravamo alla ricerca di pareti nuove da scalare. Utilizzavamo spesso le ” ntacchè ” ovvero riquadri da 20 X 20 cm , scavati nella roccia dagli ” zuccatori ” a mo di coda di rondine. Erano distanti tra di essi 50 cm e perperpendicolari e sfalsate, quasi una scaletta incassata per 7 cm. In sostanza erano usate dali “zuccatori” per uscire dalle cave e per risalire dallo scavo eseguito dove erano stati asportati i tufi o conci di tufo ” Li piezzi ” che al tempo delle cave erano squadrati a mano con il semplice piccone. Su una di queste pareti totalmente isolata come la quinta foto, realizzammo il nostro covo, un piccolo capanno realizzato con tela di sacco, accessibile solo a pochi eletti capaci di arrampicarsi, Eravamo soliti prepararci uno spagetto aglio, olio, e peperoncino, pertanto su questo isolotto che ci faceva sentire dei piccoli Robinson Crosue avevano un pentola, un tripiede e dei piatti con le posate, pertanto a spalle eravamo costretti a portare su la legna, l’acqua e gli alimenti. Il prestigio nel gruppo saliva in relazione a quante pareti scalabili si individuavano e al livello di difficoltà. Un solo incidente per fortuna non grave occorse al nostro amico Pietro Scarinci che cadde mentre scendeva da una parete ( per sua fortuna era quasi arrivato alla fine) da una altezza di 6 metri. Lo accompagnammo dal nostro dr. Renato Albanese che era agli inizi della sua professione per le medicazioni necessarie, avendo riportato escoriazioni multiple, lussazioni varie e diffuse, Al nostro caro dr .Renato venne il sospetto di un pestaggio e voleva sporgere regolare denuncia ai carabinieri, poi sentita la verità ci lasciò andare. Per la serie impara l’arte e mettila da parte, queste esperienze mi hanno permesso a distanza di 12 anni, di aggregarmi ad un gruppo di alpinisti che a Campo Imperatore sul Gran Sasso avevano organizzato una scalata della parete Orientale del Massicio. Ancora oggi ricordo e sono grato alla guida, Ponzio che mi ha aiutato nei passaggi più difficili sino ad arrivare in Vetta, dove ho percepito la grandezza di Dio.

  4. Quanto deve Angelo la sua maturazione umana a queste esperienze come noi alle interminabili partite, alla scasata, sotto un sole che spaccava le pietre, alle scorribande per uliveti in cerca di nidi di gazze … e di ciose!
    Parliamone senza stancarci a figli e nipoti attratti dalle diavolerie digitali di cui abbondano!

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