Le mie giare

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Quando eravamo poveri ci bastava ereditare dai nostri genitori il loro bel comò, il bel quadro di Gesù con i bambini che avevano “‘ncapitale allu liettu”, una delle belle giare che c’erano in cantina… ed era come se avessimo ereditato una fortuna…

Nelle cantine delle case bianche del mio paese vi si trovavano almento cinque sei giare, (che da noi si chiamano “capasoni”) perchè essendo quasi tutti contadini avevano un piccolo campo dove si coltivava la vigna, o il grano, oppure qualche albero di ulivo.
Tutti quelli che avevano la vigna avevano anche tutto l’occorrente per fare il vino; una piccola cantinola dotata di torchio, ( la furata) di vasche, di tini…
Talvolta l’odore aspro delle uve in fermentazione arrivava fino alle stanze dell’abitazione e i moscerini aggredivano le vetrate. Oggi li considereremmo “fastidi” ma solo il ricordo di quei profumi, salendo dagli ingorghi della nostra anima civilizzata, ci paiono luoghi incantati di cui abbiamo perso le mappe.

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10 thoughts on “Le mie giare

  1. si può essere più stupido di me? credo proprio di no.
    anni fa ho ceduto li capasoni di mio padre ed ora me ne pento amaramente.
    sarebbero stati un ricordo indelebile sul mio terrazzo di san giorgio ed invece……..
    mea culpa, mea maxima culpa.

  2. Il termine Giara mi ha sempre affascinato, lo pronuncio facendomi suggestionare dal suono, certamente per la sua origine dall’arabo GARRA.
    Fu introdotto nella nostra lingua nel XV secolo attraverso la pronuncia spagnola JARRA, giusto quando il meridione diventava terra di conquista aragonese-spagnola.

    Il suo desueto omonimo Giara non è altro che una variante dell’antico termine Ghiara dal lat GLAREA, poi attestatosi finalmente in Ghiaia.

    Capasa, con l’accrescitivo Capasone, infine, è una voce di origine tutta italiana poiché è dal latino CAPEDO “antico vaso”, legata al percorso lemmatico di Capere, Capienza con Capiente e Incapiente…
    Capasa e Capasone “vasi capaci” sono stati creati al sud, verosimilmente nella penisola salentina, per la conservazione di olio, vino e di alcuni alimenti trattati quali olive, melanzane, peperoni.
    Un prodotto artigianale che nella sua unicità è divenuto il logo storico di queste terre.

  3. Ricordo anchio i capasoni pieni di vino, nella cantina ricavata nel tufo sotto la casa dei nonni, che dava nella gravina, quindi cerano le cosiddette tagliate venute fuori, perchè ci avevano cavato i tufi x costruire casa.
    Poi cerano i capasoni pieni di fichi secchi con le mandorle dentro e aromatizzate con foglie d’alloro (u lauro). altre capase erano piene di melanzane sott’olio o di peperoni corno di bue sotto sale e tanto altro ancora. Ma anche qui dove vivo oggi Genova, avevano l’usanza di conservare l’olio d’oliva nelle giare da 50 e 100 litri, infatti a casa di mio suocero ne sono rimaste ancora, ma non per conservare l’olio ma come porta fiori.

  4. Visto che mi sono venute in mente, volevo parlare delle Tagliate, che non sono altro che ex cave di tufo. All’epoca 1880 o giù di lì, quando mio nonno acquistò il terreno in quel di Santa Maria di Leuca, x costruire casa incominciò a cavare i tufi, ma lo fece in modo sistematico, tanto da non deturpare il paesaggio, difatti x poter vedere le cave bisogna essere molto in alto o volare. Si perchè cavò il terreno, facendo delle cave quadrate di 10 m x 10 ed alte 3mt., poi ne apriva un’altra affianco, tutte collegate da scale in tufo, in queste cave ci nasceva di tutto, dall’uva a corna, fichi, mandorli, melograni enormi, e poi gli agrumi. In qualsiasi periodo si andasse, c’era sempre frutta da raccogliere. E non scorderò i fichid’india, che la nonna ci propinava al mattino presto dopo un cucchiaio di olio di ricino.
    Ora tutto questo è sparito, qualcuno ha comprato tutto dagli eredi, e ci ha fatto una serie di casette a schiera e delle rimesse x barche.
    Quando ci penso mi si spezza il cuore, io a Leuca non ci sono più tornato.

  5. Vorrei ringraziare il sig. Ferruccio per la puntualità e precisione con le quali ci spiega l’origine e l’etimologia di molte parole dialettali; le sue interessanti ricerche arricchiscono la conoscenza del nostro dialetto e della nostra storia.

  6. anche io ho 3/4 capasoni ereditati dal nonno…uno qualke anno fà ci fù un’incidente e una macchina venne a finire nel mio giardino dove dietro il muro di recinzione tenevo un capasone e mi fù distrutto dalla macchina,ho salvato il sotto e ne ho fatto un vaso esposto sul mio balcone,gli altri sono custoditi gelosamente in cantina…nn vorrei fargli fare la fine dell’altro sono dei bei ricordi…

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