quei 4 gradini di pietra bianca

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Aver trovato più di tre fotografie in bianco e nero che ritraggono spose nell’atto di scendere quei tre o quattro gradini di casa, imbiancate a calce, nel mentre si sorreggono, sollevano la nuvola di velo bianco, mi ha suggerito di dedicare a questo momento un nuovo post per il nostro sito.
Varcare la soglia della casa materna e paterna, scendere quei bianchi gradini voleva significare molto di più. Significava lasciare il nido, lasciare la rassicurante presenza dei genitori, la compagnia rumorosa dei fratelli e delle sorelle, cambiare Capitolo di Vita. Inoltrarsi in un percorso sconosciuto con tutto il bagaglio di incognite che ciò rappresentava.
Soldi ce n’erano pochi, ma affetto ce n’era abbastanza. Certo, la convivenza con “l’Uomo della tua Vita” era da scoprire giorno per giorno, e quante volte la scoperta era deludente, e quante volte la scoperta era esaltante! Mia nonna soleva ammaestrarci con un vecchio proverbio, quasi un aforisma, ma allora gli aforismi non erano conosciuti come oggi, spesso infatti ci diceva “ama l’omu cu lu vizziu sùa”.
E i vizi e le virtù dello sposo e/o della sposa si scoprivano solo Vivendo!

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11 thoughts on “quei 4 gradini di pietra bianca

  1. È tutto così straordinariamente vero! Quei quattro gradini ci sono ancora davanti alla mia casa paterna….
    L’avranno detto in tantissimi……ma lo ribadisco: bravissima Anna, ci riporti alla mente sensazioni , tradizioni e “pezzi di vita” che avevamo ingiustamente riposto o achiviato nell’angolo più remoto della memoria…l Grazie!…

  2. Condivido il senso della ampia didascalia a corredo delle belle foto.Anche la nonna di mia moglie,a Grottaglie,tra i tanti consigli, dava quello citato (“ama l’omu cu lu vizziu sùa”)a corredo di una saggezza popolare ormai nel dimenticatoio che ha consentito alle famiglie di vivere con serenita’,nel sacrificio,nel dolore e nella gioia,aiutando a superare le normali incomprensioni e le accidentali “calamita’” piovute nell’ambito familiare.Spero che,cosi’ come in questo periodi di crisi, si stanno riscoprendo parole dimenticate come “risparmio e sacrificio”,si porteranno alla luce quei sani valori di una volta che hanno permesso a tutti noi di formare famiglie nel senso piu’ pieno e completo della parola:la societa’ tutta ne trarra’ giovamento.
    Un saluto.

  3. Veramente una affascinante ed emozionante pagina della nostra storia la bella figura della nonna nel tipico abbigliamento del tempo. Quanto rigore e quanta compostezza in quel modo di vestire e di presentarsi in pubblico. E che dire di quel capo immancabile che era “lu fazzolittoni o fazzulettu ti ‘ncapu”. Aspettiamo e auspichiamo altre foto sul tema!

    • Luigi anche in un’altra foto si vedono i volti di due anziane sotto la scalinata di Italia Zingaropoli che attendono l’uscita della sposa con il capo coperto da “lu Fazzulettu ti ‘ncapu”.Una di quelle, e precisamente quella col fazzoletto nero si chiamava “Filumena la zulla!

  4. Buongiorno. Premesso che il mio paese è simile ai vostri per lingua e cultura e territorio ed anche per storia voglio chiedervi se esiste anche da voi l’espressione rivolta alla ragazza da marito che per abbreviare il percorso canonico al matrimonio organizzava la fuga d’amore col fidanzato con cui poi convolava alle nozze riparatorie: “si n’ha scinnut'”?
    Questa espressione ha un rapporto con gli scalini della casa paterna?
    Grazie. Pietro

    • Pietro ciao! che bello rileggerti, sai che mi ci hai fatto pensare tu a questo modo di dire? E’ probabile che
      il vecchio detto “si n’ha scinnùtu”
      sia dovuto davvero all’aver sceso quei quattro gradini di pietra bianca, con l’intento di costruire un nuovo percorso di vita con un’ altra persona. Grazie del passaggio, ciao!

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