LU CUNTATINU ‘NTRA L’ACCIAIERIA

247048_10200848928536365_826685044_n[1]
Era na cosa sola cu la terra
comu n’arlu, na chjanca, nu cippone..
Poi si sàpunu li cosi ti la vita
la terra vose fa’ cuntestazione.

Si rifiutavunu l’arli ti minare,
li vigni purtavunu crappicedde rachitiche,
e ‘ntra lu cranu
era chju la cramegna ca li spiche.

Passa nu mese, n’annu, doje
e la mugghjere ti lu cuntatinu priticava
ruzzulava sempre na cosa:
-Va fatìa all’Italsitre
Va fatìa all’Italsitre-
Fu custrettu, povuru villanu
a fa’ domanda pi l’accettazzione.

Fu pigghjatu,
e ‘ntra quattr’e quattr‘ottu
lassò la zappa e pigghjò lu giubbottu.

Ma po’ pigghjare n’arlu t’alìa
ci lu scappi ti qua e lu chianti a Milanu?
Accussì lu povuru villanu
si ni mureva ti malincunia
pinsannu alla vigna, all’arli, allu cranu.

Puru lu sole era persu la via
‘ntra li reparti ti l’acciajerìa.

Anna Marinelli 1977

Era una sola cosa con la terra
come un albero, una pietra, un ceppo…
Poi si sanno le cose della vita
la terra volle fare contestazione.

Si rifiutavano gli alberi di dare frutti,
le vigne portavano grappolini rachitici,
e nel grano c’era più gramigna che spighe.
Passa un mese, un anno, due
e la moglie del contadino predicava,
ripeteva sempre una cosa:
– vai a lavorare all’Italsider
vai a lavorare all’Italsider-

fu costretto, povero villano
a far domanda per l’accettazione.
Fu assunto,
e in quattro e quattr’otto
lasciò la zappa e prese il giubbotto.
Ma può attecchire un albero d’ulivo
se lo sradichi dalla sua terra e lo pianti a Milano?
Così il povero villano
Se ne moriva di malinconia
Pensando alla vigna, agli alberi, al grano.
Pure il sole aveva perso la via
dentro i reparti dell’acciaieria.

Annunci

4 thoughts on “LU CUNTATINU ‘NTRA L’ACCIAIERIA

  1. Agapito Malteni era un ferroviere
    viveva a Manfredonia giù nel Tavoliere
    buona educazione di spirito cristiano
    ed un locomotore sotto mano.
    Di buona famiglia giovane e sposato
    negli occhi si leggeva : molto complessato
    faceva quel mestiere forse per l’amore
    di viaggiare sul locomotore.
    Seppure complessato il cuore gli piangeva
    quando la sua gente andarsene vedeva
    perché la gente scappa ancora non capiva
    dall’alto della sua locomotiva.
    La gente che abbandona spesso il suo paesello
    lasciando la sua falce in cambio di un martello
    ricorda nei suoi occhi nel suo cuore errante
    il misero guadagno di un bracciante.
    Una tarda sera partì da Torre a mare
    doveva andare a Roma e dopo ritornare
    pensò di non partire o pure senza fretta
    di lasciare il treno a Barletta.
    Svelò il suo grande piano all’altro macchinista
    buono come lui ma meno utopista
    parlò delle città di genti emigrate
    a Gorgonzola oppure a Vimercate.
    E l’altro macchinista capì il suo compagno
    felice e soddisfatto del proprio guadagno
    e con le parole cercava di calmarlo
    fu una mano ad addormentarlo

    RINO GAETANO

    struggente testo per una delle canzoni di Rino, poco sentita sia al nord per indifferenza e sia al sud per la decorosa riservatezza che ha sempre distinto il meridionale, pur in tanta tribolazione.
    Questi versi cara Anna mi sono esplosi nella memoria scorrendo Lu cuntatinu…:due cantori voi i cui rispettivi strumenti, canto e dizione, modulano la portante di terra altera popolata di portenti.

  2. Sono un estimatore di Rino Gaetano del quale ho tutto! Purtroppo devo contare anche io un caro amico contadino che, allettato dalla paga sicura del “Siderurgico” non esitò a lasciare la campagna per la grande e disumana acciaieria. Era abituato a salire e scendere dagli ulivi secolari del fondo paterno, non certo dalle alte gru dello sterminato e fumoso impianto. Pensava al benessere il mio amico ed anche di potersi dedicare lo stesso a quel fondo nel tempo libero.
    Ma presto capitò “la disgrazia” e lui precipitò al suolo morendo sul colpo.
    Si chiamava Antonio Quadrucci, era di Pulsano, e il suo sogno di benessere durò poco. Voleva aiutare le sorelle a farsi la dote (“il corredo” come si diceva). Con lui ed altri ragazzini ho scalato anch’io maestosi alberi d’ulivo a caccia di nidi nelle lunghe estati; poi venne il “siderurgico” e tante vite cambiarono e così i nostri paesaggi e, soprattutto, anche i nostri cuori!
    Come tutte le sue poesie di Anna anche questa del contadino metalmeccanico lascia il segno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...