Racconti intorno al braciere

il Braciere

La piccenna intr’allu puzzu neru
Negli anni 50/60 le case si costruivano con i tufi che si ricavavano scavando ampie cantine, o le cisterne dei palmenti dove di faceva il vino, perché dovete sapere, che in molte famiglie si “entrava” un certo quantitativo di uva per la provvista annuale di vino fatto con le proprie mani, per non dire fatto con i propri piedi.
Si chiamavano Li zzuccaturi e intagliavano il sottosuolo, altri lavoratori con gli argani (le macennle) risalivano i tufi in superfice e li ammassavano in altri spazi… Nelle cantine, andando ancora in profondità si scavavano i pozzi neri. Grandi vasche che poi venivano impermeabilizzate fino ad una certa altezza nelle quali defluivano le sia le acque bianche che i liquami dei gabinetti .
In ogni cantina c’èra la pozzetta coperta con un pesante coperchio che si sollevava solo allorquando si rendeva necessario svuotare il pozzo nero! E qui vi voglio, il fetore era tale che i pozzi neri si svuotavano nel cuore della notte, mentre tutti dormivano e non potevano sentire l’insopportabile odore.
Accadde una volta che, in una casa, dopo aver svuotato il pozzo nero, gli abitanti di quella famiglia dimenticarono di rimettere a posto il pesante coperchio. Una delle bimbe di quella casa, inseguendo un gattino che si era rifugiato in cantina, e disgraziatamente vi cadde dentro!
Inutile dirvi che quando i genitori la cercarono per mari e per monti, non pensarono minimamente che la piccola fosse andata in cantina…
Quando, avendo perso tutte le speranze di ritrovarla, cercarono anche il cantina, udirono una vocina che piangeva e rideva e sembrava che parlasse con una persona. Naturalmente diedero voce, la tranquillizzarono e prontamente si calò il padre all’interno del pozzo per trarla in salvo.
La bimba comprensibilmente imbrattata di sporcizia era serena.
Quando la riportarono su la mamma e il padre premurosi le chiesero, “ ma, dimmi, non hai avuto paura, amore mio, bedda ti la mamma tova”???
La bimba rispose prontamente “ No, non ho avuto paura era solo la puzza che mi dava fastidio, con me c’era una Signora vestita di nero che mi teneva in braccio”!!!
Si gridò, naturalmente, al miracolo.Si pensò che la misteriosa Signora fosse la Madonna del popolo, o la vergine Addolorata, che si venerano ambedue nella nostra Chiesa madre.
E di questa storia si raccontò per moltissimo tempo, specialmente durante le sere d’inverno,
attorno al braciere.

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4 thoughts on “Racconti intorno al braciere

  1. Ricordo i lunghi inverni piovosi quando, dopo i compiti e la merenda (tassativamente pane e marmellata d’uva che mia madre faceva in gran quantità), tutti seduti intorno al braciere ad ascoltare a bocca aperta le indimenticabili favole da Cenerentola a Biancaneve o i racconti del Libro Cuore!
    Gira e rigira erano sempre le stesse ma ogni volta restavamo a bocca aperta!
    Tempi pieni di fascino che ricordiamo ancora oggi ! Le nostre care e istancabili mamme che ci incantavano dopo ore e ore di ferro da stiro e con tanto ancora da fare prima del sospirato riposo.

  2. I miei ricordi vicino al braciere vanno molto lontano e si fermano ai racconti di mia nonna e di mia madre. Le loro storie per lo più vere, andavano dal vissuto alla fantasia. Mia nonna raccontava spesso il sogno vero del suo figlio ferito in guerra; le sue dispute con il fattore di Montefusco e la sua straordinaria storia dei tempi passati. Mia madre invece ci raccontava il suo incontro con un bel giovanotto che poi sarebbe stato suo marito. Ma il racconto più vivido rimasto nella mia mente è il calvario passato da mio fratellino Saverio per i vari ospedali e la sua lunga esperienza di madre fino ad arrivare da Padre Pio il quale con molta dolcezza le fece capire che bene presto il figlio sarebbe stato un Angelo. E così fu.

  3. Bellissime storie piene di fascino e di umanità! Quante corone hanno consumato le nostre mamme e le nostre nonne per la nostra salute, la nostra scuola … e le nostre marachelle!!!

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