Quando la Poesia diventa preghiera

mese di maggio

QUANDO LA POESIA DIVENTA PREGHIERA (da: “La Panchina delle Muse”)

La piena dei ricordi affluita nella mia mente si va rivelando sempre più ricca di particolari che, a ben pensarci, risultano vividi e freschi come se il tempo non esercitasse nessun potere corrosivo su di essi.
Ciò rende possibile intraprendere un percorso a ritroso sulla storia dei nomi muliebri in uso nella nostra provincia, causando una felice divagazione nella mia narrazione, che, lungi dall’essere una meticolosa ricerca storico-religiosa, desidera portare poche, semplici testimonianze di una fede popolare che non si è limitata alla sola apparenza, ma ha inciso per lungo tempo nella storia di intere comunità.
“Verso le quindici, col sole di maggio già prepotentemente caldo, mia madre ed io ci recavamo a recitare il Rosario presso la casa di una vicina”. Attraversavamo quel tratto di strada che separava le nostre abitazioni con passo lesto perché l’asfalto era bollente.
Ricordo quel senso di refrigerio che si provava, entrando nello scantinato di Sisina; un interrato adibito ad abitazione dove era stato allestito un piccolo altarino sul quale troneggiava una statuetta della Madonna di Lourdes, quella, cioè, che raffigura la Vergine Maria con il capo coperto dal bianco mantello e dalla lunga cintura azzurra che le cade sull’abito, mentre stringe tra le mani il Santo Rosario in atto di preghiera.
Ricordi olfattivi e visivi custoditi per lunghi anni, e poi accantonati per far posto ad altri avvenimenti importanti della mia vita quali il matrimonio, la nascita dei miei due figli, la morte dell’adorata nonna e la perdita inconsolabile della mia sorella maggiore, a soli quarantadue anni.
Intorno alla Madonnina ricordo un tripudio di fiori profumatissimi.
Le rose abbondavano in tutte le loro più colorate sfumature, e le donne, che si raccoglievano in quell’improvvisata cappellina, facevano a gara per portarne di fresche ogni giorno.
Ma il motivo per cui seguivo volentieri mia madre per la recita del Santo Rosario mi era ancora sconosciuto. Ero troppo piccola per comprendere e valutare il sottile fascino che su di me esercitava l’altissima poesia “pregata” nella meravigliosa Coroncina del mese di Maggio.
Mia madre, Sisina e le altre donne, ritenevano a memoria la bellissima preghiera ed anche io, verso la fine del mese, ne conoscevo quasi tutte le dodici parti.
Alcune strofe mi riecheggiavano nella mente e le ripetevo durante il giorno come il ritornello di una canzone.
Qualche anno più tardi ritrovai nel Canto XXXIII del Paradiso Dantesco parte di quella preghiera che fin da bambina mi conquistò con la ricchezza delle metafore con le quali lo sconosciuto autore della Coroncina adornò la figura di Maria.
Dante, infatti, mette sulla bocca di San Bernardo una preghiera che sigilla il suo capolavoro.
Un inno alla Vergine Maria che è espressione di una apoteosi di gloria verso colei che da creatura umana diviene Madre del Verbo Divino e Corredentrice dell’umanità.

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura“

Ed ecco come queste terzine, destinate altrimenti solo alla comprensione di persone colte, inserite nella preghiera di carattere tradizionale, risultino facilmente fruite e consumate sulle labbra delle persone più semplici, anzi, lasciando ,chiari sintomi di innamoramento in coloro che custodiscono nel loro cuore il luminoso seme della poesia.

“Rosa bellissima dei campi di Engaddi,
che di tua modestia – innamorasti il tuo Fattore,
sicché non disdegnò di farsi tua fattura -, l’anima
nostra, povera e sfiorita di virtù, da Te sia decorata
o Regina del Paradiso.”

E ancora sublimi espressioni come queste:

“Giglio illibato e candido, innanzi a cui si arresta
l’alito delle terreni passioni e immacolato
germogli nell’orto dell’Eternità…”

“Cedro maestoso, che spieghi sublime dalle vette
del Libano la verdeggiante chioma, a Te noi
misere e grame pianticelle, leviamo la fronte
umile e vile, e t’imploriamo, o potente Maria.”

Come non restare incantati da questa preghiera, ridondante di liricità; come vasi comunicanti l’una si riversa nell’altra in un’osmosi totale, giacché diviene ardua impresa stabilire dove inizia la Poesia, dove finisce la Preghiera.

Annunci

2 thoughts on “Quando la Poesia diventa preghiera

  1. come si fa a dimenticare il mese di maggio, mese dedicato alla madonna?
    ricordi le madonnine casa per casa con il raduno in ogni casa per il santo rosario?
    ricordo il profumo delle rose che invadeva tutta casa e non solo, ache le vie del paese erano un profumo inebriante. vicino a casa di Eva Savino, in prossimità della nostra chiesa madre, c’era un roseto da far quasi svenire per il forte profumo di rose rampicanti. il ricordo è talmente vivo che ogni volta che passo davanti a quel caseggiato, lo sguardo inesorabilmente va a quel ricordo che non c’è più.
    peccato.

  2. Un toccante ricordo di tempi andati, comunque indelebile nel cuore di chi vive in altri contesti impregnati di freddezza e pragmatismo.
    Grazie a chi si ostina a mantenere vive queste splendide cose!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...