La festa patronale nei miei ricordi

la chiazza

Ai primi tepori del mese d’Aprile, si comincia a percepire nell’aria l’atmosfera di festa.
La festa per eccellenza. La festa del santo patrono San Giorgio. A questo valoroso santo infatti i sangiorgesi, hanno sempre riservato un culto intriso di grande devozione e sacro rispetto.
Di gente semplice era costituita la popolazione sangiorgese fino agli anni 50/60, ( il nome Giorgio, che deriva dal greco, vuol dire appunto coltivatore della terra, contadino) gente laboriosa dedita al lavoro dei campi tra cui vi si trovava qualche raro e onesto commerciante, qualche artigiano, qualche professionista. Non mancavano notai, farmacisti, ragionieri, medici, professionisti specializzati nelle varie specializzazioni volte ad espletare pratiche di interesse pubblico. La classe docente, di venerata memoria, trasmetteva agli alunni, oltre che le nozioni del leggere e dello scrivere, anche i veri valori morali , sociali e religiosi che, in seguito hanno caratterizzato intere generazioni di sangiorgesi. La devozione al santo patrono era sacra. Quando passava la “Nota” ovvero la commissione dei festeggiamenti, per le vie del paese, la gente rispondeva con grande generosità, donando, come mi diceva mio nonno, buon’anima, il salario di un’intera giornata di lavoro per contribuire alla buona riuscita della festa. Tutti ci sentivamo “motivati”.

Tutti eravamo interessati. La festa era attesa da tutti: fanciulle, donne, uomini , bambini, giovani ed anziani pregustavano la gioia di questa festa, chi per un motivo, chi per un altro. Ma il motivo predominate era quello di far festa al patrono. Il motivo dominante era quello religioso.
I genitori di una volta, entrando nella Chiesa Madre, con i loro piccoli, li avvicinavano al santo, educandoli a fare la sua conoscenza. Additavano loro il santo, la lancia …il drago.. il mantello.
Fin da piccoli, entrando in chiesa, ci si soffermava davanti alla policroma statua del santo, di pregevole fattura, opera di maestri cartapestai di scuola leccese , che richiamava devoti e visitatori da ogni dove.

Le luminarie che addobbavano con miriadi di lampadine tutto “il Corso” (Corso Umberto) fino ad una buona parte della Vianova (via Lecce, via Roma,)e la piccola Piazza antistante la Chiesa Madre, erano uno spettacolo che affascinava i bambini e forniva agli adulti argomento di conversazione per diverse settimane.. Teli di broccato dal vivido colore rosso coprivano tutte le pareti libere della Chiesa. La pedana, dove veniva intronizzato il santo, era ricoperta dello stesso colore e bordato con frange e greche dorate. Il basamento ligneo che faceva da supporto all’effige del santo era ricoperto di fiori rossi, a simboleggiare il martirio, offerti da qualche devoto, il quale voleva sempre restare nell’anonimato.

Le Sante Messe, erano sempre sovraffollate. Specialmente quella alla quale seguiva la solenne processione del santo. Tutto il paese seguiva la processione. Nelle case restavano solo le donne più anziane, i vecchi, gli ammalati.

Tutti si assiepavano lungo il percorso della processione per vederla passare, potersi segnare col segno della croce: invocare la potente intercessione del santo.

Si preparavano cestini con petali di fiori da spargere al passaggio del Patrono, altri con diverse possibilità economiche, facevano sparare una sassaiola di fuochi d’artificio, allorquando la statua di San Giorgio giungeva all’altezza della propria abitazione. Terminata la processione, il cui percorso è rimasto immutato, si rientrava nelle case, si faceva festa, una festa più familiare: un buon ragù di carne, qualche polpetta in più, le noccioline comprate sulle “bancarelle” degli ambulanti che giravano di festa in festa, per vendere le loro prelibate mercanzie: torrone, cupèta, mandorle , noci, lupini, pastiddj: e ancora palloni, palloncini, cinture, orologi, occhiali, organetti a bocca, cappelli, borsette, soprammobili e oggetti fra i più svariati. L’opera lirica, suonata sulla grande cassa armonica, situata in Piazza Margherita, oggi Piazza San Giorgio, era attesa e gustata dagli appassionati della Musica e costituiva il momento clou della festa a pari merito con i fuochi d’artificio. Il Passeggio lungo il Corso e lungo tutte le strade illuminate a festa, ai lati delle quali si disponevano le “bancarelle” continuava fino alla mezzanotte, momento in cui ci si portava sobbr’allu monte. Ovvero in una zona più aperta e meno abitata, per godere dello straordinario spettacolo dei fuochi pirotecnici, che tenevano con lo sguardo fisso verso il cielo tutti coloro, i più irriducibili, che si erano goduti la festa fino a tarda ora. Giovani ,provenienti da tutti i paesi vicini e persino dalla “lontana” Taranto, venivano alla festa per adocchiare qualche bella fanciulla del luogo e magari farle la “dichiarazione” dopo debito e lungo corteggiamento, come si usava fare una volta.
Oggi, molte cose che qui vi ho descritto, sono state totalmente stravolte, dimenticate, accantonate come abiti smessi. C’è voglia di nuovo. C’è in molti la voglia di rinnovarsi, ma in molti persiste la nostalgia del passato. Di quel tempo cioè, quando ci sentivamo tutti degnamente rappresentati dal cavaliere di Lydda , e trovavamo protezione sotto la gloriosa egida del suo mantello rosso.

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2 thoughts on “La festa patronale nei miei ricordi

  1. Chi vuol rinnovare non sa cosa si sta perdendo.
    Ogni anno, il 23 di aprile la mia mente si sincronizza con l’avvenimento dei festeggiamenti del Santo Patrono. Sembra che ci sia un feeling tra Lui e i sangiorgesi veraci.
    Posso anche non guardare il calendario ma, il 23 e indelebile.
    I ricordi e la nostalgia è tanta. Tutti i ricordi che hai decritto affiorano alla menta e un forte magone mi stringe la gola.
    Ricordo i preparativi e, per l’occasione mia madre comprava, se poteva, i vestiti nuovi da Giuvanni di la Rocca e, così potevamo andare in chiesa ad ascoltare la Santa Messa solenne “cantata” celebrità da don Pierino coadiuvato da don Giuseppe che abitava Sopra a lu monte.
    Assistere poi al rilancio delle offerte da parte dei devoti per accaparrarsi di portare il Santo in processione, era uno spettacolo veramente suggestivo.
    La sera, ricordo, tutto impotamato, scendevamo in piazza tutta la famiglia e, prendere posto ad un tavolino in piazza e mentre la musica proveniente dalla cassa armonica, gustare noccioline e bere quel nettare stupendo di birra RAFFO tenuta nei vasconi pieni di ghiaccio. Noi bambini eravamo molto attratti dai fucili ad aria compressa e si sparava ai Bovoloni posti su un asse a debita distanza. Più delle volte però ci si restava male perché non si riusciva a prendere niente. I più grandicelli si divertivano alle giostre e in special modo al Calcio in culo.
    I giovanotti erano intenti allo STRUSCIO sul corso e adocchiavano le future spose.
    Tutto è vivo e resterà sempre vivo.
    Spero solo che un giorno possa, almeno per una volta, assistere ancora si festeggiamenti.
    Un saluto a tutti i sangiorgesi e auguri per questo giorno per noi importante.

    • Mino prenderò tutte le cose belle che hai scritto su qesto post e le aggiugerò ai miei ricordi!! sono rientrata ora dalle nostre siti espositivi e ti devo dire che le foto hanno suscitato un diluvio di ricordi e fiumanre di visitatori! Dio sia benedetto…il tempo ha tenuto!

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