La “troccola” di Massimo Moss

Lato Interno della Troccola di M.MOSSTroccola di M.Moss

Storia di un’intuizione artistica: La Troccola di Moss

La Troccola è uno strumento penitenziale che riecheggia nella processione dei Misteri durante la celeberrima Settimana Santa che si celebra a Taranto.
Insieme alla banda è l’unico elemento musicale che caratterizza e accompagna la processione composta da numerose categorie di persone, tra queste i confratelli incappucciati detti “perdoni” il troccolante ,le associazioni e le confraternite della Chiesa del Carmine, i numerosi “sdanghieri” che affiancano i portatori delle statue dei Misteri e li aiutano nel cambio.
La “nostra” troccola ha innumerevoli varianti utilizzati in molte regioni d’Italia. In Sicilia infatti si chiama “traccola” nelle Marche “sgrannola” in altre località del salento “trozzula” nei riti ambrosiani si appella “tric- e- trac, oltre all’italiano crepitacolo, al latino “crotalum” e al greco “tròcalos”.
Come si evince dalla rosa di queste denominazioni riportate, la radice della troccola è chiaramente di origine onomatopeica, tentando di imitare l’inconfondibile suono sordo e drammatico che emette questo specialissimo e antichissimo strumento musicale allorquando le maniglie metalliche battono sul supporto ligneo.
In oriente la troccola, chiamata “semantron” era suonata dal pope per richiamare i fedeli alle sacre celebrazioni non soltanto in periodo di quaresima ma durante tutto l’anno liturgico. Questo espediente fu utilizzato nel periodi della dominazione ottomana, allorquando fu vietato l’utilizzo delle campane.

Se ci spingiamo ancora più indietro nei secoli, troviamo la sorprendente notizia della presenza di uno strumento molto affine alla troccola persino quattro secoli prima della venuta di Cristo, in quanto Archita, Signore di Taranto, aveva inventato un rudimentale strumento musicale per favorire l’apprendimento della musica nei bambini.

E’ spiegabile quindi come questo modesto oggetto possa suscitare interesse e emozione in quanti lo ascoltano in determinati momenti forti della Cristianità.

Furono le sue antiche origini, o il suono terribile e drammatico, questo segnale ineludibile a conquistare il cuore di Massimo Moss, quando bambino e chierichetto, nutriva in sé un ardente desiderio di suonarlo, o almeno di tenerlo tra le mani qualche momento? All’epoca non le fu concesso, la qualcosa però pose in essere in lui desiderio così profondo, che seppure accantonato nell’età adolescenziale, riemerse poco più in là con tutta la passione che lo aveva caratterizzato in età fanciulla.

Divenuto adulto e esercitando la professione di restauratore di mobili, un giorno ebbe l’opportunità di “costruire” una troccola vera, commissionatagli da un suo cliente. Quale opportunità più favorevole di questa per togliersi finalmente il desiderio di avere una troccola tra le mani, “costruirla”, persino!. Era davvero lo scherzo di un fato benevolo e intrigante che gli forniva questa meravigliosa occasione.

Massimo non si accontentò di realizzare una troccola come tante altre, la volle “creare” come si crea un’opera d’arte.
Ne studiò la forma e le impresse il suo sigillo creativo, infatti nelle ellissi nelle curve cesellate sulla tavola vi ha celato le lettere del suo cognome, dalle evidenti origini anglosassoni: “Moss”. Le troccole di Moss, sono da considerarsi dunque vere e proprie opere d’arte, opere uniche e irripetibili
In quanto si deve a lui l’intuizione di quel nome scolpito e mimetizzato nella bordura della sua troccola.

Ho conosciuto Massimo Kenneth Moss, durante una mostra di miniature, tenutasi a San Giorgio Jonico, nel febbraio del 2009 dal titolo “ Piccolo è Bello”.
Lui mostrò subito interesse ed ammirò tantissimo alcuni dipinti del pittore Mino Occhinegro, che riproducevano scene tratte dai riti della settimana santa di Taranto, che Pignatelli, il geniale artista inventore dell’originale rassegna, aveva incastonato in un supporto a forma di troccola.

Fu quella circostanza a fargli fare una promessa impegnativa: nella prossima edizione della “Rassegna di miniature nei supporti d’arte: di Tonino Pignatelli “ avrebbe donato all’Artista sangiorgese una troccola in dimensioni ridotte, non una vera e propria miniatura, ma qualcosa che fosse equidistante tra le sue Troccole artistiche originarie e quelle di piccolo formato.

Di lì a qualche mese, su invito della Dott.ssa Maria Teresa Laneve, Assessore alla Cultura del Comune di Carosino, Massimo potè mantenere la sua promessa. La troccola realizzata per questo evento, l’artista mottolese la ricavò da uno “stricaturo” quella tavola tanto cara alle donne di una volta, sulla quale le abili mani sapevano trarre biancore di neve al loro bucato.

La “Troccola di Moss” unica per originalità ed intarsio, suscitò interesse e ammirazione tra i numerosissimi visitatori accorsi nelle suggestive sale espositive del Castello della bella città del vino.

Anna Marinelli

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