La vaccaredda!

la vaccaredda

Il nome è già tutto un programma e descrive bene ciò che la voce del popolo definiva VACCAREDDA
La “vaccaredda” era un piccolo panetto di pane a ferro di cavallo al quale la cottura conferiva la forma di due mammelle di Mucca. Solitamente la famiglia benefattrice, quando settimanalmente faceva il pane, faceva anche un piccolo panetto di questo formato da donare a un vicino di casa povero. Oggigiorno anche il famoso pane di Altamura possiede questa forma, come una mezzaluna ripiegata su se stessa, ma la dimensione della pezzatura, ovviamente, è molto più grande di quella pagnotta odorosa e fragrante, che le persone dolci di cuore donavano a chi se la passava male.
Andando ancora in profondità devo aggiunere ancora un particolare molto affascinante a quanto detto sopra: ho scoperto stamani, quando sono andata a “ordinare ” questo pane dal formato extra alla mia fornaia di fiducia, suo marito, non solo conosceva questa usanza ma mi ha fornito una notizia davvero interessante: La “vaccaredda” si portava anche al genitore o a uno dei genitori rimasto vedovo/a, e si intendeva con questo gesto ripagare la mamma o il papà del latte che avevano donato alla figlia quando era piccola, durante l’allattamento. Scopriamo così l’arcano di questa forma strana a mò di mammelle e il gesto di riconoscenza verso i genitori che perdurava fino alla loro morte.

Quanto alla fotografia, ECCOLA!!!
fetta di vaccaredda_9189

e poi è stato giocorza assaggiarlo con la ricotta askuante

e poi è stato giocorza assaggiarlo con la ricotta askuante

era assolutamente importante scoprire come sarebbe stato buono con un paio di fette di mortadella

era assolutamente importante scoprire come sarebbe stato buono con un paio di fette di mortadella

o con due pomodori invernali...(pummitòri a pinnulàru)

o con due pomodori invernali…(pummitòri a pinnulàru)

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17 thoughts on “La vaccaredda!

  1. Eccomi! In effetti, la forma assomiglia a quella delle mammelle della mucca. Dalla foto, sono quasi sicura che questo pane è fatto con farina di grano duro. Sa dirmi com’è la consistenza della mollica? Vorrei tentare a farlo e certamente citare il suo post che mi ha dato l’ispirazione.

  2. Mai saputo di una simile voce salentina abbinata al cibo; ho letto con grande interesse il tuo intervento e mi è apparso chiaro il significato di “vaccaredda”.
    La inserirò nel “Dizionario etimologico – percorso omologistico – aree semantiche” con la sintesi del tuo intervento, citandoti. Complimenti
    Ferruccio.
    PS. Chi desidera consultare il voluminoso dizionario, consultabile aggiornato annualmente, utilizzi il seguente indirizzo on-line
    http://www.literary.it/dati/literary/G/gemmellaro_fer/percorso_omologistico_201201.html

  3. Non centra niente, ma volevo solo segnalare che oggi ho impastato: farina di semola dura, farina manitiba (del canada) e poi ho aggiunto il malto come fanno ad Altamura. Ragazzi che PANEEEEE!!
    Anche con il forno a gas. mi manca tanto il grano cappello ma, giuro che appena a San Giorgio lo vado a comprare.
    Anna mi sai dire qualcosa sulla farina di grosso nera. quella farina che si facevano una volta le orecchiette?
    grazie.

  4. Ieri ho comprato al panificio due panetti di pane a forma di mammella, e mi hanno detto che era la vaccaredda! Faccio una ricerca su internet e chi trovo …..Anna Marinelli !
    Sei spettacolare

  5. Pingback: A COME ALTAMURA, B COME BETLEMME | parliamoneassieme

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