masciàri e guaritori

Ruta, pianta antivermi

Nei nostri paesi si poteva trovare davvero di tutto!
C’era chi ti “faceva i vermi”, chi ti ‘”ccunzava l’ossi”, chi ti toglieva “L’affàscinu”, chi ti faceva rientrare l’ernia ombellicale!

In caso di attacco di vermi intestinali ( tenia) e i bambini o gli adulti venivano soffocati da una tosse stizzosa, specialmente di notte, si ricorreva a “’Premiu ti vinnacìtu”. Il guaritore doveva essere per forza un “settimino” ovvero il settimo figlio di una evidente numerosa famiglia. Questi con formule magiche e qualche sapiente massaggio circolare sulla pancia, praticato con olio caldo, e applicando dei cataplasmi di ruta, favoriva la guarigione.
La ruta è un’erba officinale efficacissima contro i vermi e la faceva odorare all’ammalato, oppure la metteva sulla pancia all’altezza dell’ombelico facendo allontanare i vermi dalla gola del malcapitato e fargli prendere altre strade e la conseguente loro espulsione per via rettale.
Con quanta ansia le madri ispezionavano il contenuto del “vasetto” per contare quanti vermi fossero stati espulsi.
Nell’impossibilità di trovare chi coltivasse nel proprio orto qualche rarissima piantina di ruta, si faceva odorare all’ammalato una pezzuolina imbevuta di petrolio, che spesse volte si confermava essere un efficace vermifugo.
Il petrolio; quello sì che si trovava in tutte le case, poiché era il combustibile col quale si alimentavano “li tubbi”, cioè le lampade di rame rosso ( usate in cucina) o di vetro (se usate per le stanze da letto) ogniqualvolta “ se ne andava la luce”!
Come spesso l’Amico Gino ci ha ricordato, settimanalmente si acquistava un quinto di petrolio da Cicci ti ‘Mbròsiu o da Giuvanni lu sacristanu, quando coi loro trabiccoli a tre ruote passavano dalle nostre antiche strade gridando “Lo flitto pi lli mosche,li fierri pi lli cazietti, vagnèèèè!!!”

PS. Premiu ti vinnacìtu, era il soprannome di Eupremio Venneri, la cui famiglia era nomata -vinnacìtu- per via del vino che faceva aceto troppo presto.

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5 thoughts on “masciàri e guaritori

  1. Mago è dal latino MAGUS già greco MAGOS, e questo dall’antico persiano MAGUSH, donde il femminile Maga e un cinquecentesco Magalda che stava per “prostituta”.
    Un antico lemma che contiene primitivi derivati: Magia, Magico, Magio… e sempre echeggianti di mistero.
    Un percorso semantico che in origine orientale valeva come medico-medicina (dottori) di oggi; ricordiamoci dei magi presepiali.
    Il termine Megera non appare connesso col percorso di MAGUS-MAGOS, poiché è dal latino MEGAERA ricopiando il greco MEGAIRA, nome di una delle Erinni.
    Più vicina al termine Megera, invece, è la voce volgare meridionale Masciara con valore di strega, fattucchiera, quale influsso linguistico della Magna Grecia.
    Il gotico, infine, conta DARNS “magico” donde Indarno “per magia”, attestatosi però nel sinonimo dell’avverbio Invano attraverso un’interpretazione in era cristiana, quando sconfessando la validità della magia, la si considerava dunque In vanum “nel vuoto”.
    Ferruccio Gemmellaro
    Meolo Venezia

    da “Percorso omologistico”, stesso autore in Literary.it

  2. Che meraviglia, che mondo ingenuo quanto affascinante. Quale distanza abissale dai nostri giorni opulenti, troppo perfetti per essere belli. Godiamoci i bei ricordi e grazie sempre a chi li richiama ai nostri cuori con tanta efficacia e tanto colore!

  3. Pingback: SOLETO: LA CITTÁ DOVE LA MAGIA É DI CASA | Molfetta Discute

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