L’ultimo ulivo

l'ultimo ulivo

Cari amici, vicino ad una fontana del mio paese, in via Immacolata, anni fa esisteva un maestoso albero di ulivo. Poi un brutto giorno a causa del sollevamento del manto stradale, qualcuno decise di recidere la chioma e parte del tronco dell’ulivo credendo di risolvere il problema. Io piansi quando lo seppi e andai a trovarlo, per consolarlo dell’enorme violenza che gli era stata fatta. Poi scrissi questa poesia, che è davvero datata, credetemi! Ed è anche inedita! Giorni fa passando da quella via ho notato che la chioma dell’ulivo si era riformata, era adesso, un giovane ulivo con un’aspettativa di vita lunghissima. Se lo lasciano vivere!
Ed è per i miei cari amici del blog che oggi ho pensato di pubblicare quella mia vecchia poesia e di offrire loro la foto della fontanella, ormai secca, e l’albero, ormai rinato!

L’ultimo ulivo lo pianterò nel mio cuore,
nel suo solco più profondo
per salvarlo dall’estinzione
e lasciarlo in eredità a mio figlio
e ai figli di mio figlio.
Pianterò l’ulivo
nel solco delle mie vene contadine
e lo innaffierò con le acque della memoria
che non si prosciugano ancora
a dispetto delle mode,
delle tendenze,
a dispetto di questo progresso
dalle mille fauci
che richiede ogni giorno
un tributo di alberi,
siano essi gli ulivi della mia terra
o i millenari alberi d’Amazzonia
o il vecchio caro salice
che dava ombra a una vecchia fontana di paese.
Potesse il mio cuore ospitare
tutte le radici sfrattate,
tutti i tronchi decapitati,
tutte le fronde violentate
da membri metallici,
da artigli rapaci.
Potesse il mio cuore ospitare l’ultimo ulivo
nel suo solco più profondo,
abbracciare le sue radici impaurite,
e consolarlo d’essere rimasto così solo
in questa mia terra di Puglia.

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10 thoughts on “L’ultimo ulivo

  1. Delicato e toccante il tuo canto all’ulivo. Ci richiami l’immagine di questi splendidi e giganteschi testimoni della nostra storia che ci hanno nutrito e scaldato dalla notte dei tempi, alla cui ombra ci siamo riparati nelle torride estati e sui quali ci siamo arrampicati, bambini, a caccia di nidi
    Che dolore vederne alcuni magnifici esermplari trapiantati nelle ville sul Garda, oggetto di sacrilego (e illegale) commercio da chi dovrebbe amarli in memoria dei padri e invece ne trae una manciata di euro. Vorrei avere la tua vena poetica per descrivere la tristezza di questi ulivi condannati alla lontananza da quella terra che li vide testimoni secolari delle nostre vicende umane.
    Grazie Anna!

  2. “ma pò pigghjare n’arlu t’alìa ci lu scappi ti qua e lu chianti a Milanu?” così scrivevo negli anni 70 nella mia poesia “Lu Cuntatinu ‘ntr’all’acciaieria” quando ancora era impensabile lo spregevole commercio degli ulivi strappati dalla nostra terra per diventare oggetti decorativi nelle lussuose ville del Nord!

  3. Cara Anna, la tua poesia arriva sempre diritta nel cuore e nella mente. L’ulivo attraverso le tue parole prende la forma di un essere umano e come tale lo tratti… portandolo nel tuo cuore per ricordare e tramandare.. Come monito ma anche come speranza. La tua sensibilità sveglia le sensibilità di tutti, spesso sopite e indolenti. Grazie di cuore!

    • Maria quale gioia saperti approdata qui su queste rive della memoria e della nostalgia!
      Grazie per le belle parole e per esserti fermata a commentare.
      Ti ringrazio vivamente e spero che tornerai a farmi visita!

  4. Pensare che sul piano legislativo vi sarebbero rimedi efficaci SE LO SI VOLESSE.
    Il divieto di espianto andrebbe punito con l’adeguata severità fino alla confisca della villa in cui l’albero secolare viene trovato al di fuori del contesto salentino. Sembra che si denunci il furto, di notte, dell’albero che poi va ad impreziosire le ricche dimore del Nord e quindi solo drastiche sanzioni potrebbero sventare seriamente il fenomeno.

  5. Caro Luigi, purtroppo siamo Italiani. anche in questo siamo solo per l’APPARIRE. il Cummenda deve far vedere ai suoi ospiti la magnificenza della sua villa sul lago con l’ulivo sangue della nostra terra.
    ma, nei suoi ospiti sai chi c’è? ….il prefetto, il questore, il sindaco, il comandante dei carabinieri, il comandante della guardia di finanza etc. mi fermo qui perchè la lista sarebbe troppo lunga. Ergo!

  6. Mino ha detto apertamente come stanno le cose. Se il commenda sapessae di incorrere in sanzioni severissime, fino alla confisca della villa, il problema sarebbe risolto alla radice. Del resto un ulivo secolare non lo si può nascondere. Oggi invece viene impunemente e vergognosamente esibito come trofeo e prova di disprezzo verso le opere del creato trattate come oggetti di ornamento.
    Mi pare che in Puglia esiste una legge che prevede una semplice multa per questo crimine, multa che in pratica non spaventa nessuno!

  7. Albero d’alìe *
    Disfoggiato d’antiche stagioni
    espiantato per mano del tempo
    che oramai rinnegava il cafone
    quel canuto drupaceo fratello
    dalle gote scalfite d’arsura
    per vetuste dannate secchezze.
    E tu adesso lassù sei sfocato
    della tua dignità sacra imago
    e non conti mai più bacchiatura
    che a novembre scandiva trappiti
    hai smarrito il salùbre favonio
    per morire di brina e di bora.

    Ferruccio Gemmellaro
    Meolo venezia

    Alcuni secolari alberi d’oliva del sud – d’alìe in dialetto locale – sono espiantati, clandestinamente o meno, per riproporsi nei vivai e nei giardini del nord, dove in breve tempo s’estinguono.
    *Dal dorico ELAIWA, nell’entroterra tarentino, qui importato dai greci, l’Oliva è infatti chiamata Alìa

    versi pubblicati
    Antologia Il Convivio 08
    Tendenze di linguaggi (Storia Letteratura-antologia testi) – Ed Helicon 09
    STATOquotidiano 25 gen 10

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